Gli sprechi alimentari hanno costi ambientali, sociali ed economici elevati e vanno combattuti con una legislazione più efficace. A sostenerlo è il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti nel corso di un’audizione alla commissione Affari Sociali della Camera.

Galletti invoca una legge contro gli sprechi alimentari che faciliti la donazione dei cibi rimasti invenduti nei supermercati alle persone bisognose. Il ministro ha ricordato che ogni anno 1/3 del cibo prodotto nel mondo pari a 1,3 miliardi di tonnellate finisce nella pattumiera. Uno spreco imperdonabile in un mondo afflitto dalla fame, dalle disuguaglianze e dalla carenza di risorse energetiche e naturali.

Oggi un miliardo di persone non ha cibo a sufficienza mentre 1,4 miliardi di persone sono in sovrappeso o obese. L’impatto ambientale degli sprechi alimentari è devastante: ogni anno 250 mila miliardi di litri di acqua e 1,4 miliardi di ettari di suolo vengono utilizzati invano per produrre cibo che non finirà sulle tavole. L’occupazione di suolo destinato alle coltivazioni agricole causa perdita di biodiversità.

In termini di emissioni di CO2 il cibo sprecato costa 13 milioni di tonnellate di gas serra solo in Italia. Nel nostro Paese ogni anno finiscono nella pattumiera 5,6 milioni di tonnellate di cibo per un valore di 12,6 miliardi di euro. Complessivamente gli sprechi alimentari costano 750 miliardi di dollari all’anno, pari al PIL di un Paese ricco come la Svizzera.

Per fornire cibo a un milione e mezzo di famiglie italiane che versano in condizioni di povertà il ministro Galletti propone misure che incentivino i supermercati a donare alle persone in difficoltà economiche le eccedenze alimentari, come auspicato anche dal presidente Mattarella, attivando collaborazioni con enti di beneficenza. Galletti illustra i punti chiave del piano contro gli sprechi alimentari della grande distribuzione organizzata:

Avvieremo un percorso di semplificazione e armonizzazione del quadro di riferimento normativo procedurale, fiscale e sanitario. In questa direzione va l’intervento previsto nella Legge di Stabilità che predispone semplificazioni procedurali per la cessione gratuita di prodotti alimentari invenduti.

Per ridurre gli sprechi alimentari Galletti propone modelli educativi basati su un’adozione spontanea delle pratiche virtuose. Nei consumatori deve maturare una maggiore consapevolezza dell’insostenibilità degli sprechi alimentari non determinata dal timore di multe e punizioni. Il ministro propone anzi agevolazioni fiscali per i soggetti più virtuosi.

I produttori, i distributori e i consumatori andranno sensibilizzati sull’importanza di un’economia circolare alla luce del fallimento dei modelli di consumo lineari. Galletti propone di adottare la “Food waste pyramid” come modello di riferimento per contrastare gli sprechi alimentari:

Deve essere data priorità, nell’ordine, alla prevenzione alla fonte, alla donazione a fini di beneficenza, all’alimentazione animale, nonché al compostaggio a usi energetici, configurando lo smaltimento finale solo come “extrema ratio” di tale processo virtuoso.

L’adozione di un piano nazionale di prevenzione degli sprechi alimentari inciderà positivamente anche sulla filiera dei rifiuti, riducendo la frazione umida e la spazzatura prodotta dai supermercati e dai ristoranti.

Le attività ristorative verranno incentivate a donare i pasti cotti rimasti invenduti e ad adottare le doggy bag per le rimanenze. I supermercati verranno incoraggiati a scontare i prodotti in scadenza e a donare ai poveri quelli ancora commestibili. L’industria agroalimentare verrà spinta a ridurre i rifiuti tramite la valorizzazione dei sottoprodotti e degli scarti.

Le nuove misure contro gli sprechi alimentari sono in parte contenute nel collegato ambientale all’esame del Senato, ma Galletti invoca una legge specifica da approvare nei primi mesi del 2016.

Nel frattempo le misure virtuose già adottate dai comuni stanno confluendo nel portale SprecoZero.net per essere di ispirazione ad altre amministrazioni. Come ha sottolineato Galletti:

I buoni esempi contro lo spreco non possono più restare isolati, ma vanno esportati ed estesi a macchia d’olio sul territorio, sapendo che in questo campo, quello delle buone pratiche ambientali e alimentari, copiare è tutt’altro che disonorevole.

30 ottobre 2015
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