Gli sprechi alimentari non significano solo risorse dissipate e diseguaglianza nella loro distribuzione. In quanto cibo derivano da una filiera che lungo i vari processi ha prodotto una certa quantità di emissioni di CO2. Uno studio realizzato dai ricercatori del Potsdam Institute for Climate Impact Research e appena pubblicato sulla rivista Environmental Science & Journal Technology fornisce delle proiezioni di quelle che saranno le quantità future di CO2 emessa, in base ai dati relativi all’aumento della densità demografica, alla variazione della domanda di cibo e della sua disponibilità.

Dalle analisi si è potuto osservare che negli ultimi 50 anni, mentre la domanda alimentare media globale per persona è rimasta costante, la disponibilità di cibo è invece aumentata. La produzione di oggi supera i reali bisogni della popolazione mondiale attuale, eppure molti Paesi devono ancora affrontare seri problemi di fame e malnutrizione.

Anche in questi Paesi si spreca, a causa di filiere in cui mancano servizi e infrastrutture che permettano al cibo di conservarsi in maniera adeguata. Nei Paesi sviluppati invece è a tavola che si spreca e il consumo domestico, non sufficientemente regolato, ne è la principale causa. Sono 1,3 miliardi le tonnellate di alimenti che ogni anno vengono buttate, tra il 30 e il 40% di ciò che viene prodotto globalmente.

Se ad oggi le emissioni di CO2 equivalenti legate a questi sprechi sono 500 milioni di tonnellate, lo studio prevede che potrebbero diventare tra gli 1,9 e i 2,5 miliardi di tonnellate entro il 2050. Con Cina e India che inseguono sempre di più stili di vita occidentali, alla rincorsa di uno sviluppo sempre più spinto, tale cifra potrebbe raggiungere i massimi livelli.

In tutto questo l’agricoltura ricopre un ruolo di primo piano. Come spiega Prajal Pradhan, uno degli autori dello studio:

L’agricoltura è una delle principali cause dei cambiamenti climatici, nel 2010 rappresentava oltre il 20% delle emissioni di gas serra globali complessive. Evitare la perdita di cibo e la produzione di rifiuti eviterebbe quindi emissioni di gas serra non necessarie e contribuirebbe a mitigare il cambiamento climatico.

Se le cose non dovessero cambiare le emissioni prodotte dal settore dell’agricoltura potrebbero aumentare di 18 miliardi di tonnellate di CO2 equivalenti, entro il 2050. Secondo Pradhan però:

Fino al 14 per cento delle emissioni agricole globali nel 2050 potrebbero facilmente essere evitate con una migliore gestione dell’utilizzo e della distribuzione del cibo. Cambiare il comportamento individuale potrebbe essere una chiave per mitigare la crisi climatica.

Risolvere una volta per tutte questo problema potrebbe, come ricaduta, innescare una serie di meccanismi virtuosi. Jürgen Kropp, co-autore della ricerca e vice presidente dell’Istituto di Potsdam, sostiene che:

Evitare la perdita di cibo potrebbe rappresentare una leva per varie sfide in una volta: riduzione dell’impatto ambientale dell’agricoltura, risparmio delle risorse utilizzate nella produzione alimentare, e miglioramento della sicurezza alimentare locale, regionale e globale.

8 aprile 2016
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