Spigole e orate potrebbero essere un rischio per la salute a causa dei cambiamenti climatici. A lanciare l’allarme l’Istituto Superiore di Sanità insieme con il dipartimento di Biologia e Biotecnologia “Charles Darwin” dell’Università La Sapiena di Roma, il CNR e l’ateneo Ca’ Foscari di Venezia.

Responsabili del rischio, che interesserebbe il sistema nervoso centrale, alcune neurotossine che si accumulerebbero nelle carni dei pesci a causa del riscaldamento globale e il conseguente aumento delle temperature delle acque. Come spiega il direttore del reparto di Neuroscienze comportamentali dell’Istituto Superiore di Sanità Enrico Alleva:

A causa del riscaldamento globale le carni di spigole e orate sia allevate in vasca che allo stato brado o semi brado vengono contaminate da sostanze neurotossiche che sono particolarmente pericolose per bambini, anziani o persone con patologie perché provocano danni al sistema nervoso centrale.

Sulla spigola abbiamo visto che con l’aumentare della temperatura la risposta cosiddetta antipredatoria, ossia la capacità di sfuggire ad un predatore, diminuisce, dunque sono meno capaci di sfuggire ai predatori.

L’incidenza del riscaldamento globale sulla salute dei pesci non si limita all’avvelenamento delle loro carni, ma sembra possa rappresentare un serio pericolo anche per la loro stessa capacità di procurarsi il cibo. Un fattore che potrebbe condurre a un aggravarsi del rischio neurotossico per l’uomo:

Altri studi hanno riguardato il modo con cui questi pesci si alimentano, con altri piccolissimi pesci o soprattutto con vermi o altri animali del fondale marino, e abbiamo visto che diminuiscono le loro capacità di catturare prede veloci.

Il rischio è che, se a causa del riscaldamento delle acque i pesci saranno meno capaci di catturare prede difficili perché mobili e si concentreranno su prede di animali che vivono nel fondo a contatto con il fango molto spesso contaminato, allora questi pesci potrebbero accumulare nelle loro carni qualcosa di potenzialmente tossico per la specie umana.

Un rischio destinato quindi a crescere in maniera esponenziale, conclude lo stesso Alleva, per l’uomo come in generale per la stessa biosfera:

Il cambiamento climatico globale interessa in forma crescente tutti i comparti della biosfera e massivamente quello delle acque oceaniche, marine e dolci. Questo fenomeno mette a rischio la biodiversità ecosistemica e causa perduranti effetti, attraverso la catena trofica acquatica, anche sulla specie umana.

31 marzo 2014
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