Il decreto sviluppo, come è noto, contiene tra le altre cose delle nuove regole per quanto riguarda la concessione demaniale di parti delle spiagge a fini turistico-lucrativi. Con le nuove disposizioni, la durata di tali concessioni potrà essere prolungata fino a 90 anni.

Se l’opposizione ha reagito duramente una volta conosciuti i contenuti del DL, le risposte delle associazioni ambientaliste sono state veramente sonore. Tra le tante dichiarazioni, spicca quella di Vittorio Cogliati Dezza (Legambiente):

Mai avremmo potuto immaginare di raggiungere un punto così in basso. Il Belpaese smembrato e devastato dal cemento, in mano alla criminalità e agli speculatori con l’avallo del Governo.

Evidentemente meno negativi i commenti delle associazioni degli esercenti:

Da almeno tre anni la Fiba-Confesercenti insiste su questo punto che può dare certezze a tutti gli imprenditori e assicurare investimenti e lavoro nel lungo periodo. L’attuazione di questa proposta va gestita con equilibrio, più i costi saranno ragionevoli, più ci sarà spazio per investimenti che vogliamo e chiediamo di fare proprio per rilanciare il turismo balneare.

Eppure, non si può non rimanere un po’ perplessi di fronte a un’enormità come 90 anni di concessione, in un paese dove gli abusi ambientali lungo le coste sono un problema all’ordine del giorno.

Non è poi strano che, come è venuto fuori oggi, anche la Commissione Europea possa avere da ridire su tutto ciò. Difficile, infatti, comprendere come una legge del genere possa uniformarsi al principio della libera concorrenza.

6 maggio 2011
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