Non sono soltanto fattori ambientali come il surriscaldamento globale o la deforestazione a mettere a rischio la sopravvivenza di flora e fauna, ma anche l’attività di chi opera in un business tanto preoccupante quanto lucroso come quello legato al traffico illegale di specie animali e piante protette. Il giro d’affari, a livello internazionale, è quantificato inoltre 100 miliardi di euro l’anno, dei quali una parte significativa riguarda purtroppo l’Italia.

I più recenti dati diffusi in merito dal Corpo Forestale dello Stato evidenziano un +90% di sequestri nel 2010 rispetto all’anno precedente, a fronte di un numero di controlli leggermente inferiore (circa 41.000) se rapportati a quelli del 2009. Di questi, oltre 39.000 sono avvenuti in ambito doganale e 1.500 sul territorio. Entrando ancora più nello specifico, le regioni alle quali spetta il triste primato per il traffico di specie protette risultano essere Toscana e Lombardia.

L’obiettivo degli accertamenti è quello di porre freno ad un fenomeno in continua espansione, spinto dal desiderio di possedere capi di vestiario realizzati con pelli di animali esotici, oggetti d’arredamento prodotti da legni pregiati o farmaci appartenenti alle tradizioni di terre lontane. A tal proposito, risulta significativa l’attività di associazioni come Orsi della Luna, impegnata nello specifico a combattere le atrocità a cui sono sottoposti gli orsi neri tibetani, per l’estrazione della bile impiegata in cure dall’effetto tutt’altro che verificato.

Tornando alle cifre, nel 2011 il Corpo Forestale, nell’applicazione della convenzione Cities di Washington, ha posto sotto sequestro 1.333 animali ancora in vita (+43% rispetto al 2009), 94 morti o parti di essi, 2.450 prodotti derivanti dalla lavorazione di animali (+90%) e 17.991 articoli in pelle (+93%). Infine, da un’analisi sulle metodologie impiegate per la compravendita illegale, risulta un sensibile incremento delle transazioni portate a termine sul Web.

2 febbraio 2011
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