Spazzatura tecnologica: cosa fare?

Le tre “regole verdi” per l’utilizzo di oggetti tecnologici di qualsiasi tipo, dal portatile all’iPhone al televisore di casa, sono:

  1. comprare il prodotto più efficiente;
  2. Farne un utilizzo attento ai consumi;
  3. gettareil prodotto di scarto con consapevolezza.

Le prime due voci sono quelle in genere più note e “attese” dai consumatori consapevoli. Con un occhio al portafoglio, ma uno anche al livello di efficienza del prodotto, ormai il problema è ben noto a chi compra e a chi vende, con campagne sui bassi consumi dei prodotti che si susseguono una sull’altra.

Lo stesso si può dire dell’uso dei prodotti elettronici e tecnologici che si utilizzano. Col diffondersi della cultura della sostenibilità, si sparge anche la consapevolezza che la lampadina “inutile” come il LED del televisore vanno spenti.

Diverso è il discorso per i rifiuti elettronici. Dai 20 ai 50 milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici vengono prodotti ogni anno (fonte ONU).

Rappresentano il 70 per cento dei rifiuti “pericolosi” (grazie ai contenuti in piombo, cadmio, mercurio, cromo esavalente) e che hanno una destinazione totalmente, drammaticamente, confusa con quello della spazzatura urbana ordinaria. Ovvero, principalmente, finiscono nelle discariche o nell’aria attraverso gli inceneritori. O vengono malamente spediti nei paesi in via di sviluppo, come la Cina o il Ghana.

Certo per chi ha un vecchio telefono cellulare sul comodino da mesi o anni non è proprio scontato sapere dove è necessario gettarlo. Più facile la situazione per chi ha un ingombrante frigorifero nell’ingresso, che troverà di enorme sollievo chiamare il servizio di recupero oggetti ingombranti dei comuni.

In generale la regola per questa tipologia di rifiuti, è che il produttore si occupi dell’intero ciclo di vita del prodotto, riprendendolo indietro e facendosi carico del suo smaltimento, recuperando le componenti preziose o riutilizzabili (come l’oro, l’argento, il rame, etc.).

L’Italia dal 2007 ha ratificato una direttiva UE che regolamentava la gestione dei RAEE, i rifiuti elettronici, affidandone la gestione ai comuni e alle società produttrici. Ma alla ratifica non sono ancora seguiti regolamenti attuativi adatti a rendere efficace questa disposizione.

Insomma, anche in questo caso, l’impegno sui prodotti tecnologici in disuso deve riguardare ancora chi compra, che dovrà curarsi di informarsi sulle (poche) aziende che curano lo smaltimento dei loro prodotti, e poi privilegiarli con l’acquisto, la prima delle tre regole verdi per chi usa strumenti tecnologici.

1 ottobre 2008
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I vostri commenti
Filippo, venerdì 3 ottobre 2008 alle12:39 ha scritto: rispondi »

Interessante, argomento mai trattato dai canali convenzionali di informazione

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