Ogni anno, al ritorno dalle vacanze estive, una polemica si affaccia regolare sul mondo degli animali: la caccia. Settembre segna l’inizio della stagione venatoria e da tempo cacciatori e animalisti si ritrovano contrapposti in una guerra senza esclusione di colpi. L’ultimo attacco armato di questa querelle arriva dal Trentino, dove la caccia è già stata riaperta, per mano di una singolare contessa.

Si chiama Maria Luisa Pompeati, nobile della stirpe dei von Ferrari Kellerhof, e si è schierata a sostegno della caccia, armandosi lei stessa di fucile. Perché sparare agli animali, così come sostiene dalle pagine de L’Adige, è un gesto d’amore.

«La caccia è un atto d’amore. È una passione intensissima che nasce tra l’uomo e l’animale, e che si appaga solo nel possederlo pienamente e totalmente. Io sparo soltanto quando sono certa che il mio colpo è mortale. Non ho mai ferito gli animali, e non voglio far loro del male».

Una passione, quella della caccia, che la contessa ammette di avere già da piccina, quando sentiva di poter riuscire in questa attività solitamente “da maschi”. E pare che la sua mira sia davvero infallibile, come dimostrano gli esemplari imbalsamati di galli cedroni, galli forcelli, beccacce, pernici bianche, cervi, camosci e caprioli che la nobile ama ammirare ogni giorno. Ma quando le si chiede se non sia contraddittorio affermare l’amore per gli animali con un colpo di fucile, risponde sicura:

«Un antico filosofo diceva: se tu uccidi ciò che ami, e ami ciò che uccidi, non domandarti il perché: questa è la caccia. Per me è una storia d’amore, tra me e l’animale, che si appaga nel momento in cui è tuo per sempre. Così è per tutti i cacciatori. […] Non ho rimorsi, perché non c’è crudeltà. È un atto d’amore. Io non abbatto tanto per abbattere, per far numero, per collezionare trofei. Lo faccio perché nasce una passione intensissima tra me e l’animale da cacciare. Del resto io imbalsamavo tutti i capi abbattuti, finché poi non sapevo più dove metterli. Mi prendevano in giro perché ho imbalsamato anche una femmina di capriolo, e non si usa fra i cacciatori perché non ha il trofeo. E invece l’ho imbalsamata vicino al suo cervo, perché si facciano compagnia, e si parlino… Su ogni cartuccia sparata metto un’etichetta con il giorno e il capo abbattuto.»

Ma sarà così anche per gli animali che cadono vittima degli spari? Cosa ne penserà la selvaggina che va incontro alla morte di questo particolare “corteggiamento d’amore” a senso unico?

3 settembre 2012
In questa pagina si parla di:
I vostri commenti
Rezana, martedì 7 maggio 2013 alle15:51 ha scritto: rispondi »

Le auguro di trovarsi un'amante altrettanto appassionato

Lascia un commento