Il Senato ha approvato il testo del provvedimento spalma incentivi senza sostanziali modifiche alla versione uscita dal Consiglio dei ministri qualche settimana fa. Le Commissioni Bilancio, Industria e Ambiente di Palazzo Madama non hanno accolto, dunque, le numerose richieste di emendamento avanzate da diverse associazioni del settore delle rinnovabili.

Se il passaggio alla Camera e la definitiva conversione in legge dovessero confermare il testo attuale, ai titolari di impianti fotovoltaici incentivati di potenza superiore ai 200 kW resterebbero due diverse opzioni:

  • Un allungamento degli incentivi dai 20 anni attuali a 24, con un taglio della tariffa che va dal 25% con un periodo residuo di 12 anni fino al 17% per 19 anni e oltre.
  • Il mantenimento dei 20 anni di erogazione degli incentivi, ma con un taglio che avverrà secondo percentuali stabilite dal MISE entro il prossimo 1 ottobre (i tagli saranno più consistenti nei primi anni, mentre nei successivi sarà effettuato un conguaglio).

La decisione dovrà essere comunicata al GSE entro il 30 novembre 2014. In mancanza di comunicazioni, di procederà con una riduzione degli incentivi (che resteranno ventennali) in base alla potenza: 6% per gli impianti da 200 kW a 500 kW; 8% da 500 a 900 kW; 10% per gli impianti di potenza superiore (ma voci non ancora ufficiali parlano di un possibile ribasso di un punto percentuale dei tre scaglioni di tagli).

Una modifica è stata invece introdotta dal Senato per quanto riguarda l’autoconsumo dell’energia rinnovabile: il testo originario dello spalma incentivi prevedeva di pagare parte degli oneri di sistema anche sull’energia autoconsumata, inclusi gli aumenti previsti per il 2015 sui sistemi efficienti di utenza (SEU).

Le Commissioni del Senato hanno posto dei limiti a questi incrementi, stabilendo che la crescita della quota di oneri da pagare varrà solo per gli impianti non ancora in esercizio al momento in cui gli aumenti verranno deliberati (e non potrà in ogni caso superare il 2,5% biennale).

Una rettifica che, secondo il Coordinamento FREE (Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica) non è comunque sufficiente:

L’emendamento definitivo relativo alla norma cosiddetta spalma incentivi approvata dalla Commissioni Industria e Ambiente del Senato non sana il vulnus gravissimo della retroattività di un provvedimento che non ci fa apparire come Paese serio e affidabile. L’articolo 26 fa persino confusione tra la categoria degli operatori del fotovoltaico e quella delle altre Fer.

Sull’opzione 3 per prolungare il meccanismo degli incentivi e sulla nuova opzione della cartolarizzazione degli incentivi nella misura dell’80% presso un operatore finanziario – operazione questa in misura diversa proposta da Free nel passato – ci si affida ad una serie di provvedimenti che emanerà l’Autorità dopo l’approvazione di questo decreto. Siamo in presenza di un meccanismo troppo farraginoso. Non un bel risultato per un Governo che si vanta di semplificare e velocizzare.

25 luglio 2014
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I vostri commenti
antonio buonadonna, lunedì 28 luglio 2014 alle19:54 ha scritto: rispondi »

I nostri politici ci promettono di aiutare un settore importante ma hanno troppi legami con le multinazionali che non vogliono perdere i loro guadagni sul petrolio e ce la raccontano come faceva un nostro politico molto conosciuto e cioè : cambiare tutto per non cambiare niente,

Denis, venerdì 25 luglio 2014 alle20:52 ha scritto: rispondi »

Ora mai anche facendo un contratto con lo stato, non ti ti da piu fiduccia Non puoi investire per avere un certo rientro per 20 anni ... e poi fuffa...

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