Quando lo Spalma incentivi è stato presentato come decreto legge da molte parti si è alzata, tra le altre, l’accusa di incostituzionalità. Accusa che ora sembra sia stata ascoltata: proprio ieri sera il Tribunale Regionale del Lazio ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 26 comma 3 del decreto legge 91/2014, il cosiddetto decreto legge “Competitività”, poi convertito nella legge n. 116 l’11 agosto 2014.

Si tratta dell’articolo che prevedeva la rimodulazione degli incentivi per gli impianti fotovoltaici di potenza superiore a 200 kWp. Il provvedimento sarà quindi sottoposto all’esame della Corte Costituzionale che si esprimerà non prima di un anno. Si valuterà se in esso sono stati violati il principio di ragionevolezza e di legittimo affidamento e quello di autonomia imprenditoriale, definiti dagli articoli 3 e 41 della Costituzione.

Se davvero fosse giudicato incostituzionale decadrebbe immediatamente per tutti i soggetti interessati dal testo, ma l’aspetto paradossale sarebbe quello che una legge che doveva portare un risparmio allo Stato diventerebbe una multa salata da pagare. Si, perché il Gestore dei Servizi Energetici (GSE Spa), società fondata e controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, dovrebbe pagare ad ogni spettante la differenza tra l’incentivo dovuto secondo la convenzione originaria e quello inferiore effettivamente corrisposto, più l’eventuale risarcimento dei danni.

Danni da risarcire quasi inevitabili considerato che molti proprietari di impianti fotovoltaici sono stati costretti a rinegoziare i prestiti con le banche, trovandosi con incentivi più bassi e difficoltà a pagare le rate dei debiti. Ciò è avvenuto nei primi mesi di applicazione della legge, creando intasamento delle pratiche e quindi rallentamenti che hanno accresciuto il disagio. In relazione a questo il TAR del Lazio si è così espresso:

Le opzioni..esplicando un effetto novativo sugli elementi di durata e importo delle tariffe, senza considerare i costi di transazione derivanti dalla necessità di adeguare gli assetti in essere alla nuova situazione, operano in senso peggiorativo.

Quando Ministero dello Sviluppo e Governo potevano ancora intervenire per modificare questo provvedimento non hanno ascoltato prima le richieste e poi le accuse di assoRinnovabili e ANIE Rinnovabili, non hanno ascoltato le parole della lettera ufficiale al Presidente della Commissione Industria del Senato, Massimo Mucchetti, da parte dell’ambasciatore del Regno Unito, in rappresentanza delle preoccupazioni degli investitori esteri, e nemmeno le perplessità della Commissione Bilancio del Senato. Ora potrebbe essere la Corte Costituzionale a segnare la vera svolta.

24 giugno 2015
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I vostri commenti
arturo, mercoledì 24 giugno 2015 alle22:09 ha scritto: rispondi »

In questi ultimi 30 anni abbiamo avuto dei governi impresentabili e pure incapaci d redigere delle leggi chiare, utili ed in grado di funzionare. Che facciano apposta per svendere il paese?

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