Alla fine le associazioni ambientaliste – tra le quali Greenpeace – ci sono riuscite: la centrale nucleare di Santa Maria di Garona, in Spagna, a soli 240 km da Madrid, chiuderà presto i battenti. La decisione è stata presa ieri dalla Corte Suprema Spagnola, con il sostegno dello stesso governo Zapatero, e l’ordine di chiusura è fissato per l’anno 2013.

La centrale doveva, in realtà, chiudere già nel 2009, allorché il ministro dell’Industria concesse una proroga di altri quattro anni. La società che la gestisce, ormai acquisita dall’italiana Enel, ha provato a ottenere una seconda proroga fino al 2019. L’incidente di Fukushima, avvenuto a un reattore estremamente simile a quello in questione, ha probabilmente suggerito alle istituzioni iberiche che invece era davvero arrivato il momento di “staccare la spina” – ed, in fondo, stiamo parlando di una centrale entrata in funzione nel 1971, quarant’anni fa.

Come sempre in questi casi, la reazione di Greenpeace è stata molto forte:

Questa vicenda dimostra come l’industria nucleare cerchi in tutti i modi di fare profitti, tentando di allungare la vita di centrali come quella di Garona, una delle più vecchie e pericolose ancora in funzione in Europa.

Centrali come queste devono chiudere subito: gli interessi economici non possono mettere a rischio la sicurezza delle persone.

Certamente, dati i tempi biblici necessari per lo smantellamento, la centrale di Garona continuerà a costituire un pericolo ancora per molti e molti anni. E questa è forse la più grande contraddizione di una tecnologia che, a oggi, non è possibile “spegnere” a piacimento. La notizia della chiusura farà comunque piacere a tutti gli anti-nuclearisti. Meno forse all’ad di Enel.

15 luglio 2011
In questa pagina si parla di:
Lascia un commento