Il problema della sovrappopolazione rischia di essere più grave di quanto fino a oggi preventivato, almeno stando a nuove rilevazioni statistiche elaborate dalle Nazioni Unite. Si stima che entro il 2100 la popolazione mondiale raggiungerà gli 11 miliardi di individui, ben 800 milioni in più rispetto alla precedente analisi condotta nel 2011. E le problematiche connesse sono molte, tanto da imporre stili di vita più consapevoli.

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Sono diverse le zone del mondo dove ci si attende un incremento della popolazione entro la fine del secolo, in particolare in Africa, negli Stati Uniti e in India. Il continente nero, dopo aver visto gli ultimi decenni in rallentamento demografico – rimanendo comunque su ritmi ben più alti rispetto al resto del mondo – torna nuovamente a crescere. Entro il 2100, la popolazione aumenterà dagli 1,1 miliardi attuali a ben 4,2. La nazione più coinvolta sarà la Nigeria, con ben 730 milioni di persone entro fine secolo. Gli Stati Uniti passeranno da 316 a 462 milioni di individui, mentre vi saranno anche nazioni in calo: è il caso della Cina, con la riduzione attesa da 1,4 a 1,1 miliardi di cittadini. Tutte le nazioni europee, invece, dovrebbero subire dei piccoli cali: da decenni la natalità è sotto il livello di rimpiazzo e la situazione rimarrà invariata ancora per diversi decenni.

Le stime delle Nazioni Unite provengono dalle indagini e dei metodi statistici elaborati da Adrian Raftery, docente di statistica e sociologia all’Università di Washington per il dipartimento di Statistica e Scienze Sociali. Il team di lavoro ha elaborato dei migliori modelli per la predizione della natalità che, combinati alle serie storiche raccolte dalle Nazioni Uniti, hanno permesso di derivarne delle proiezioni a lungo termine a livello mondiale. Trattandosi di una previsione, la forbice rimane comunque elevata: le cifre potrebbero oscillare dai 9 ai 13 miliardi.

Il sovrappopolamento non impone questioni in termini di spazio – così come molti erroneamente sottolineano – bensì di disponibilità delle risorse. In un Pianeta che oggi consuma le sue intere disponibilità annuali in poco meno di sei mesi, come si potrà reggere il passaggio dai 7 agli 11 miliardi di individui? Servono quindi nuove politiche energetiche, alimentari, nuovi modelli di sviluppo economico e sociale, rinnovate metodologie per lo sfruttamento delle risorse naturali affinché il Globo regga i fabbisogni quotidiani dell’uomo. Così spiega Raftery, proprio in relazione al caso africano:

Il declino della natalità in Africa si è rallentato a un livello più grande di quanto precedentemente predetto e, come risultato, la popolazione africana crescerà. […] Queste nuove scoperte dimostrano come si debbano rinnovare le politiche, come la necessità di accrescere la pianificazione familiare e ampliare l’educazione delle ragazze, in modo da agire rapidamente sulla crescita della popolazione in Africa.

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L’accesso all’educazione, spesso oggi negata per le donne africane, permetterà loro di aver maggior consapevolezza della gestione della famiglia, soprattutto in termini di controllo delle nascite. In una società dove i contraccettivi di base – tra cui il preservativo – vengono praticamente ignorati, non è raro vedere giovani donne con una decina di bambini al seguito. Sebbene in molti critichino la scelta morale della contraccezione per il contenimento demografico, è giunto il tempo non sfuggire dalla realtà. In nuclei familiari iper-poveri – un fatto purtroppo frequente in Africa – la presenza di una decina di bambini non fa altro che peggiorare ulteriormente la qualità di vita della famiglia stessa e della società nel suo complesso. Come fare, infatti, a sfamare 10 o più bocche, quando i genitori non hanno le risorse per sfamare loro stessi? Riducendo il numero di figli per coppia agendo su fattori preventivi – l’utilizzo del profilattico – si garantirà una vita più serena ai bimbi stessi e alle loro madri, pronte finalmente a fare il loro ingresso nel sistema dell’istruzione.

Non solo controllo demografico, però, ma anche nuovi paradigmi per l’umanità che verrà. Per evitare il collasso delle risorse del Pianeta, sarà necessario modificare gli stili di vita affinché siano più consapevoli e ecocompatibili. L’approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili, l’abbandono del consumismo sfrenato, una dieta vegetariana per evitare gli effetti degli allevamenti intensivi sulla deforestazione, una maggiore redistribuzione delle disponibilità economiche fra le nazioni mondiali: tutti fattori che, per quanto apparentemente innocui, potrebbero segnare la discriminante fra un 2100 in collasso e uno autosufficiente.

15 giugno 2013
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