La cura dell’orto passa anche e soprattutto dalla fertilizzazione del terreno. Assicurarsi che le piante ricevano tutte le sostanze nutritive di cui hanno bisogno per crescere forti e rigogliose, nonché provvedere ciclicamente al rafforzamento del terriccio, è indispensabile per garantire un raccolto sano e copioso. Fra le tante pratiche fertilizzanti, molto famosa è quella del sovescio: a quali necessità risponde e, inoltre, come praticarla anche in appezzamenti di piccole o medie dimensioni?

Prima di cominciare, è utile sottolineare come la fertilizzazione dipenda anche dalle caratteristiche intrinseche del terreno a propria disposizione, ad esempio la natura più o meno argillosa, nonché dalle necessità delle varietà coltivate e dalle specificità atmosferiche del proprio luogo di residenza. Per questo motivo, utile è chiedere consiglio al proprio fornitore di fiducia di prodotti di botanica.

Sovescio: cosa è?

Per sovescio si intende una pratica di coltivazione, molto diffusa nell’agricoltura biologica, che prevede l’interramento di alcune specie vegetali per garantire una buona fertilità del terreno. Il sovescio viene effettuato ciclicamente, anche a seconda della grandezza e delle varietà coltivate, e viene condotto sia con l’aiuto dell’aratro che con la semplice vangatura, soprattutto se le dimensioni del campo di lavoro risultano mediamente ridotte.

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La pratica offre notevoli vantaggi per la cura e la manutenzione di un campo coltivato, non solo in termini di fertilità. Innanzitutto, permette di arieggiare anche gli strati più profondi del terreno, data l’opera preliminare di aratura, un fatto che contribuisce ad aumentare la produttività dell’area. Ancora, il sovescio contrasta i naturali fenomeni erosivi, nonché stimola buoni livelli di azoto per le piante. Quest’ultimo elemento è fondamentale per la crescita di ortaggi sani e rigogliosi, poiché essenziale principio nutritivo per qualsiasi vegetale. Infine, il sovescio può rappresentare un’alternativa alla classica concimazione a letame, soprattutto quando la coltivazione è domestica o lontana da allevamenti, nonché all’impiego di fertilizzanti di origine chimica. Sulla possibilità la tecnica possa sostituire completamente altri metodi, tuttavia, non sembra esservi pieno accordo fra gli esperti: i livelli di azoto e altre sostanze rilasciati nel terreno, infatti, tendono in media a essere più contenuti.

Il sovescio può essere realizzato con le più svariate varietà vegetali, sebbene si tendano a preferire le leguminose: queste piante sono infatti in grado di fissare l’azoto atmosferico, ovvero di trasferirlo dall’esterno nel terreno.

Sovescio: indicazioni di base e consigli

Si può certamente considerare il sovescio, almeno in senso lato, come un periodo di riposo per il campo coltivato: si scelgono infatti delle varietà vegetali in grado di arricchire il terreno, tra un raccolto e l’altro. Come facile intuire, le modalità e le necessità di fertilizzazione variano in base a moltissimi fattori, tra cui le necessità degli ortaggi che si desidera coltivare nonché la composizione di base del terreno, di conseguenza non è possibile tratteggiare uno schema univoco per tutte le tipologie di coltura. Tuttavia, vi sono dei consigli di base, nonché delle indicazioni generiche, che possono risultare utile nella gran parte dei casi.

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Innanzitutto, le piante scelte variano a seconda del periodo dell’anno in cui si decide praticare il sovescio. In genere, si procede immediatamente a seguito dell’ultimo raccolto, soprattutto da quei terreni coinvolti da più di una coltivazione consecutiva e, di conseguenza, più probabilmente depauperati. In primavera e in estate si opta, in genere, con la semina di leguminose: erba medica, trifoglio, pisello da foraggio, favetta e molte altre ancora. Queste varietà presentano la caratteristica unica di trattenere l’azoto liberamente disponibile in atmosfera, tramite apposite strutture, e di trasferirlo sia negli apparati radicali che nel terreno. In autunno e in inverno, come facile intuire, si scelgono invece piante capaci di reggere un clima più proibitivo, come alcune graminacee: grano, segale e avena solo per citarne alcune. Queste coltivazioni si caratterizzano per radici estese, capaci di penetrare in profondità nel terreno, quindi di rinforzarlo anche negli strati non immediatamente raggiungibili. Naturalmente, è possibile anche realizzare sovesci con un mix di leguminose e graminacee, così da rafforzarne gli effetti, ma anche impiegare altri vegetali rinvigorenti come colza, senape, rafano, grano saraceno e molte altre ancora.

La pratica comincia con la semina delle varietà prescelte: queste dovranno essere annaffiate regolarmente, proteggendole da condizioni atmosferiche troppo gravose o dalla crescita delle erbacce. Poco prima della fioritura, affinché le coltivazioni non comincino a richiedere troppo azoto, le piante vengono quindi tagliate e poi lasciate sul campo stesso a essiccare per qualche giorno. A questo punto, si procede a macerare blandamente i vegetali, dopodiché a vangatura, affinché le piante possano essere facilmente interrate. Di norma, si mantiene una profondità di 10-15 centimetri, a seconda delle proprie necessità e della lunghezza tipica delle radici degli ortaggi che si desidera coltivare. Prima di procedere a una nuova semina, sarà necessario attendere qualche mese, in genere un paio, affinché i processi di decomposizione nel terreno abbiano permesso di arricchirlo di sostanze nutritive.

29 luglio 2017
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