Che ogni azione abbia la sua conseguenza è facile da intuire, ma quale sia il significato di questo principio a livello delle azioni globali sembra non essere stato ancora capito. Finora le politiche energetiche sono state decise, anche in relazione ai cambiamenti climatici e quindi alle emissioni di CO2, su scala locale o regionale.

Uno studio condotto da Tom Hertel, illustre professore di economia agraria della Purdue University (Stati Uniti) e realizzato in collaborazione con un team interdisciplinare di esperti guidati da Jianguo Liu della Michigan State University, ha valutato modelli che considerano allo stesso tempo economia globale, geografia, ecologia e scienze ambientali, per comprendere da un punto di vista globale, come i cambiamenti nei mercati e nei sistemi naturali in una parte del mondo possono influenzare quelli che avvengono da un’altra parte. Hanno valutato quadri olistici che comprendessero sia sistemi naturali che umani. Come ha commentato il professor Hertel:

L’integrazione dei sistemi fornisce una cruciale prospettiva globale sui problemi che in precedenza potrebbero essere stati studiati solo a livello locale o regionale.

Il pianeta è un unico sistema, un cambiamento in un luogo influenza un altro luogo. Modelli in grado di catturare queste complesse relazioni tra commercio e ambiente sono fondamentali per la creazione di soluzioni ai nostri problemi di sostenibilità più urgenti.

La Purdue University a tale scopo ha ideato un database globale libero, il Global Trade Analysis Project (GTAP), uno strumento di modellazione che può mostrare le interazioni tra sistemi ecologici e ambientali. Descrive i flussi commerciali mondiali e li integra con l’uso del suolo e le emissioni di gas a effetto serra che possono risultare da un cambiamento nell’uso dello stesso.

L’autore principale dello studio fa un esempio che può chiarire il concetto: parla delle politiche che negli Stati Uniti hanno incentivato la produzione di bioetanolo a partire dal mais. A livello locale aver puntato su questa risorsa come carburante al posto dell’utilizzo di idrocarburi può aver ridotto le emissioni di CO2 in atmosfera, ma se si considera la sottrazione di suoli che prima venivano adibiti alla coltura di mais per la produzione alimentare, non calando la domanda di questo prodotto, può esser successo (ed è successo) che nuovi suoli siano stati denaturalizzati e trasformati in suoli agricoli.

Questo però avrebbe comportato ulteriori immissioni di CO2 e gli scienziati hanno valutato, con la modellazione a sistemi integrati, che nel giro di 30 anni questo apporto di emissioni compensa ampiamente il risparmio dovuto all’utilizzo di bioetanolo come fonte energetica.

Questa è la testimonianza di come un approccio integrato sia fondamentale nella risoluzione di piccoli e grandi problemi, perché agire per compartimenti stagni, come troppo spesso vediamo fare soprattutto nella lotta dei governi al cambiamento climatico, porta a informazioni fuorvianti e a politiche decisamente sbagliate.

27 febbraio 2015
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