Quanta chimica c’è nei cibi che mangiamo? Siamo purtroppo abituati a notizie sui rischi degli additivi alimentari, ma a volte finiscono sulle nostre tavole anche sostanze che col cibo non dovrebbero avere niente a che fare. Secondo una ricerca pubblicata su Environmental Health Perspectives, in molti alimenti sono state rinvenute tracce di un ritardante di fiamma bromurato (esabromociclododecano, HBCD) utilizzato nella produzione di schiume isolanti e apparecchiature elettriche.

La sostanza è presente in alte concentrazioni all’interno di numerosi prodotti alimentari di largo consumo negli Stati Uniti. Si va dalle sardine in scatola al salmone fresco, dal burro di arachidi al chili in scatola, ma anche prosciutto, tacchino, pollo e altri cibi.

Eppure, spiegano i ricercatori, l’esposizione all’HBCD può causare diversi problemi di salute, incluse alterazioni del sistema immunitario, problemi all’apparato riproduttivo, effetti neurotossici e anomalie del sistema endocrino. A rendere questa sostanza ancora più pericolosa è il fatto che, anche se assunta a dosi minime, si accumula nei tessuti nel corso del tempo, moltiplicando lentamente il suo potenziale nocivo.

Gli studiosi, guidati da Arnold Schecter della School of Public Health dell’Università del Texas, hanno individuato all’interno dei prodotti alimentari anche altre sostanze tossiche, ma quella dei ritardanti di fiamma rappresenta forse la situazione più preoccupante.

L’uso di questi composti, infatti, è scarsamente regolamentato e, come se non bastasse, l’esabromociclododecano può provocare, oltre ai problemi di salute già citati, anche danni alla fauna selvatica e all’ambiente in generale. Paradossalmente, infine, i ritardanti di fiamma possono avere conseguenze devastanti anche sul fronte degli incendi, determinando roghi ancora più incontrollabili.

4 giugno 2012
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