Il sonno è un valido alleato del sistema immunitario. A sostenerlo è un recente articolo firmato da Jan Born della University of Tuebingen apparso sulla rivista Trends in Neurosciences.

Secondo Born gli studi condotti sui benefici del sonno per l’organismo hanno dimostrato che dormire bene migliora la memoria a lungo termine, permettendo di assimilare nozioni e collezionare ricordi nella mente. Gli effetti positivi del sonno sulla memoria non sono però limitati al cervello e alle funzioni cognitive. Il sonno agisce anche sulla memoria a lungo termine del sistema immunitario.

Le difese dell’organismo hanno bisogno di memorizzare informazioni dettagliate sui virus e sugli altri agenti patogeni con cui vengono in contatto nel corso degli anni. Grazie alla memorizzazione dei dati su virus e batteri le cellule immunitarie sono in grado di riconoscere gli agenti patogeni già affrontati in passato e di attivare gli anticorpi necessari a difendere l’organismo da nuovi attacchi.

Gli scienziati hanno scoperto che il sonno a onde lente nei giorni successivi a una vaccinazione migliora la memoria a lungo termine dei linfociti T, permettendo al sistema immunitario di riconoscere anche i virus che hanno subito variazioni.

Questa funzione del sonno è fondamentale per garantire al corpo difese immunitarie sempre attive e aggiornate sui nuovi agenti patogeni. Chi dorme poco e male a causa dell’insonnia potrebbe compromettere il corretto funzionamento del sistema immunitario. Come illustra Born:

Se non dormiamo bene e a sufficienza il sistema immunitario potrebbe concentrarsi sulle parti sbagliate dell’agente patogeno. Molti virus ad esempio possono modificare facilmente alcune componenti delle loro proteine per riuscire ad aggirare le difese immunitarie.

Gli ormoni rilasciati durante il sonno assicurano inoltre una corretta comunicazione tra le cellule che presentano l’antigene e le cellule che lo riconoscono.

Secondo i ricercatori approfondire questa importante funzione del sonno potrebbe portare allo sviluppo di vaccini, basati sulla memoria immunologica, più efficaci contro l’HIV, la malaria e la tubercolosi.

30 settembre 2015
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