Un sonno disturbato e di scarsa qualità è stato associato da numerosi studi a un rischio maggiore di sviluppare malattie degenerative come il morbo di Parkinson e l’Alzheimer. Uno studio condotto dal Douglas Mental Health University Institute della McGill University in collaborazione con la University of Bern ha provato a fare luce sul legame tra la fase REM ((Rapid Eye Movement) del sonno e la memoria.

Prima di essere integrate le nuove informazioni acquisite vengono immagazzinate nella memoria spaziale o emozionale. Il meccanismo legato a questo processo finora era rimasto sconosciuto. I ricercatori hanno dimostrato per la prima volta che la fase del sonno in cui sogniamo è fondamentale per memorizzare nozioni nuove e consolidare i ricordi.

Finora tutti i tentativi di isolare le attività neuronali durante la fase REM del sonno si erano rivelati infruttosi. Gli scienziati americani sono riusciti a fare luce sulla formazione della memoria spaziale nei topi, usando una tecnologia avanzata nota come optogenetica che permette di controllare l’attività di un gruppo specifico di neuroni.

I neuroni presi in esame sono quelli che regolano le attività dell’ippocampo. Quest’area del cervello funziona come una sorta di navigatore satellitare, permettendoci di memorizzare nuove informazioni quando siamo svegli.

I ricercatori hanno addestrato le cavie a riconoscere un nuovo oggetto in un ambiente familiare in cui erano stati inseriti due oggetti di forma e volume simili. I topi hanno riservato più attenzioni all’oggetto sconosciuto, ricorrendo alla loro capacità di apprendere e memorizzare informazioni nuove. In una fase successiva dell’esperimento i ricercatori hanno usato degli impulsi luminosi per disattivare durante la fase REM i neuroni coinvolti nella memorizzazione di nuovi dati.

Il giorno seguente i topi avevano dimenticato come portare a termine il compito assegnato e non riconoscevano l’oggetto già identificato in precedenza. Rispetto al gruppo di controllo, la loro memoria risultava del tutto cancellata o comunque molto compromessa. Disattivare lo stesso gruppo di neuroni al di fuori dalle fase REM non ha invece causato problemi di memoria.

Secondo gli scienziati si tratta di una prova inequivocabile del ruolo del sonno nella memorizzazione di nuove informazioni. Queste scoperte saranno utili per prevenire e curare le malattie degenerative legate a una cattiva qualità del sonno, in particolare l’Alzheimer.

16 maggio 2016
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