La ricetta per l’eterna giovinezza, forse, esiste solo nella fantasia. Esistono però regole valide universalmente, che se seguite possono contribuire a mantenere il corpo in salute nonostante l’inevitabile trascorrere degli anni.

Alcuni suggerimenti arrivano ora da una voce piuttosto autorevole: quella della dott.ssa Elizabeth Blackburn, vincitrice del Premio Nobel per la medicina nel 2009 grazie alla scoperta che i telomeri, porzioni di DNA che proteggono i cromosomi, sono responsabili delle modalità di invecchiamento.

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Blackburn, insieme alla psicologa della salute Elissa Epel (insieme hanno scritto e pubblicato il libro “The Telomere Effect”), ha individuato una ricetta composta di tre ingredienti per restare giovani: dormire sette ore ogni notte, bere diverse tazze di caffè ogni giorno e integrare nella propria dieta alimenti come le alghe marine.

Si tratta ovviamente di consigli generali, la cui efficacia va verificata caso per caso, da affiancare ad uno stile di vita sano e ad una regolare attività fisica.

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In merito al sonno gli studi condotti dimostrano che un riposo non sufficiente, se protratto per un periodo significativo, ha effetti negativi sulla consistenza dei telomeri, in particolare sulla loro lunghezza, direttamente proporzionale alla possibilità di mantenersi in salute e scongiurare il rischio di patologie come quelle neurodegenerative (Alzheimer in primis e demenza senile), tumori, scompensi cardiaci e diabete.

Lo stesso vale per il caffè: da una ricerca condotta su un campione di 4.000 donne adulte emerge che chi assume regolarmente caffeina ha telomeri mediamente più lunghi. Infine, per quanto riguarda le alghe marine, i loro effetti benefici sono equiparati a quelli di cereali integrali, pesce e verdure da una ricerca coreana.

Uno studio americano afferma invece che i carboidrati non vanno demonizzati, mentre le bibite gassate e zuccherate potrebbero avere effetti negativi sulle sequenze di DNA a protezione dei cromosomi. Un altro fattore scatenante il deterioramento dei telomeri è lo stress, ma in questo caso non è di certo necessario un premio Nobel per confermarlo.

20 gennaio 2017
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