Solstizio d’inverno: data e significato esoterico

L’inverno è ormai alle porte: già da qualche settimana, il consueto tepore autunnale ha lasciato spazio a un clima più rigido, con temperature a picco e anche le prime nevicate. Tuttavia, a livello astronomico, la stagione più fredda comincerà solo in concomitanza del solstizio invernale. Quali sono le caratteristiche di questo evento, quando accadrà nel corso del 2017 e, ancora, quali significati esoterici vi sono stati attribuiti nei secoli dalle varie popolazioni del Pianeta?

Prima di addentrarsi nell’analisi di questo affascinante fenomeno, è però doveroso specificare come, in questo frangente, ci si riferisca al solstizio d’inverno nell’emisfero settentrionale del globo. In quello australe, infatti, la stessa data corrisponderà al solstizio d’estate e all’avvio ufficiale della stagione più torrida. Di seguito, tutte le informazioni utili.

Solstizio d’inverno: cosa accade e date 2017

Il solstizio è un preciso evento astronomico, determinato dal movimento solare rispetto alla Terra: durante questo fenomeno, il Sole raggiunge il punto massimo o minimo di declinazione nel suo moto apparente lungo l’eclittica. Considerata l’inclinazione del Pianeta proprio in relazione al Sole, nel solstizio invernale la stella raggiunge la sua minima altezza nell’emisfero settentrionale e la sua massima in quello australe: questa condizione non solo determina rispettivamente l’avvio dell’inverno e dell’estate, ma anche i giorni più corti e più lunghi dell’anno.

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Il solstizio d’inverno si ripete, per quanto riguarda l’emisfero boreale, ogni anno tra il 21 e il 22 dicembre. La variabilità della data è dovuta al movimento tipico del Sole: ogni anno, infatti, il fenomeno astronomico subisce un ritardo di circa sei ore, corretto ogni quatto dall’introduzione di un calendario bisestile. Questo stratagemma permette di mantenere una regolare suddivisione delle stagioni proprio in relazione al classico calendario, senza scombussolamenti e posticipi di sorta. Per quanto riguarda il 2017 in via di chiusura, il solstizio d’inverno avverrà il 21 dicembre alle 16.28 del tempo coordinato universale, quindi alle 17.28 del fuso italiano.

Significato esoterico del Solstizio d’Inverno

Sin dagli albori delle civiltà, l’uomo è sempre rimasto affascinato dagli astri e dai loro movimenti nella volta celeste, tanto che molte popolazioni – quali ad esempio i Maya – divennero maestre nello studio dell’astronomia. All’avvicendarsi dei solstizi e degli equinozi, in particolare, sono sempre stati associati dei significati molto profondi: introducendo una nuova stagione, venivano a modificarsi rapidamente le condizioni di vita degli individui, sia in positivo che in negativo.

Per quanto riguarda il solstizio d’inverno, sembra che gran parte delle civiltà ormai lontane abbiano legato all’evento il significato della nascita, o della rinascita, della natura. Comprenderne le ragioni è peraltro molto semplice: gli antichi avevano capito come a seguito del solstizio, ovvero il momento dell’anno dalla minore illuminazione solare, le tenebre lasciassero spazio a giornate progressivamente più lunghe. A livello simbolico, si tratta quindi della vittoria della vita contro la morte, di un segnale di speranza per un futuro propizio nonostante le asperità della stagione fredda, dell’inizio di una nuova era. Non è però tutto, poiché per le popolazioni più a Nord del Pianeta, questo momento segnava anche l’avvio di un periodo di fitte nevicate, considerate più che benvenute per i raccolti. La neve ha infatti una funzione isolante sul terreno, tale da ridurre la dispersione di calore e proteggere le coltivazioni, in vista della fase di crescita della successiva primavera.

Non è quindi un caso che il solstizio d’inverno, per le principali civiltà della storia, sia stato spesso collegato anche alla divinità, con la nascita di dei, profeti e figure varie della mitologia. Nel dettaglio, la data del 25 dicembre è comune a tantissime popolazioni, con tratti di narrazione pressoché simili. In Egitto, fra i tanti, veniva celebrata la nascita del dio Horus, mentre nello stesso giorno i babilonesi erano soliti omaggiare il dio del sole Shamash. Del tutto analoga è la mitologia che avvolge Tammuz, divinità celebrata dalle più tardive popolazioni babilonesi, una figura decisamente affine alla centralità di Gesù nel Cristianesimo. Entrambi, ad esempio, condividono la morte e la resurrezione dopo tre giorni. Ancora, nell’antica Grecia il solstizio invernale risultava concomitante con i festeggiamenti per Dioniso, mentre medesime ricorrenze hanno da sempre coinvolto vari Paesi asiatici, quali Krishna in India e Mithra nell’antica Persia.

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Singolare è la narrazione mitologica proveniente dal Nord Europa, le cui usanze sono rimaste intatte fino ai giorno d’oggi, relative alla dea dell’amore Freya. Il figlio della divinità, Baldr, era un giovane dall’incredibile bellezza e dalla tenerezza d’animo, ben voluto da tutti. Proprio poiché così amato, la dea fece promettere a tutte le creature della natura di proteggerlo e preservarlo candido, ma si dimenticò di interpellare il vischio in questa sua richiesta. Loki, figlio maligno avuto dalla stessa dea con Odino, soffriva tuttavia il paragone con il fratello e, approfittando di un dardo ricavato proprio dal vischio, decise di ucciderlo. Freya, affranta per la perdita, scoppiò in un pianto sconsolato e le sue lacrime, cadute a terra, si trasformarono in bacche dell’arbusto: somministrate al giovane, gli permisero di tornare in vita. Sopraffatta dalla gioia, la dea cominciò a regalare a tutti gli umani dei rametti di vischio e dei romantici baci: è per questo motivo che, ancora oggi, gli innamorati si baciano tra Natale e Capodanno sotto colorati esemplari di questa pianta.

10 dicembre 2017
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