Solare termico e nanoparticelle per la produzione di vapore

È noto come l’idea di sostenibilità, ovvero l’idea che le attività sociali dell’uomo sulla terra non debbano avere un impatto sull’ecosistema tale da comprometterne pesantemente la stabilità, passi soprattutto da un approvvigionamento energetico pulito. E sappiamo anche come energia pulita sia sinonimo, in molti casi, di fonti rinnovabili.

Non stupisce, allora, che le ricerche attuali puntino su un avanzamento tecnologico di sistemi come l’eolico o il fotovoltaico. Ma parlando di quest’ultimo, ci sono anche team che stanno pensando a sistemi alternativi per raccogliere l’energia solare, tecniche spesso a efficienza energetica superiore. Un articolo pubblicato sulla rivista ACS Nano svela i promettenti risultati di uno di questi gruppi di ricerca.

L’idea è quella di concentrare l’energia solare su un contenitore d’acqua per la produzione di vapore. Nulla di strano o di originale fin qui, si noterà. In effetti, la novità non interviene a livello strutturale del congegno ideato, ma all’interno dell’acqua. In pratica, delle nanoparticelle sono disciolte nella soluzione e hanno la capacità di assorbire circa l’80% di energia solare, surriscaldandosi. Il risultato è che esponendo il congegno alla luce solare, si arriva all’ebollizione in un minimo di 5 secondi e un massimo di 20.

L’efficienza energetica dell’intero sistema, senza nessun particolare sforzo per ottimizzarla, si è attestata a circa il 24%, buon risultato anche se lontano dall’oltre 80% – come detto – garantito da ogni nanoparticella. Le applicazioni sono molteplici, così come molteplici sono i tipi di nanoparticelle usabili, cosa che permette una certa elasticità della risposta in funzione delle necessità.

Ovviamente, il tutto è ancora in fase sperimentale, ma quello che può venir fuori è una sorta di E-Cat solare (anche la creatura dell’ingegner Rossi, nella sua forma base, permette il raggiungimento di temperature poco superiori al punto di ebollizione dell’acqua). Ovviamente, però, quando si parlerà di creare il prodotto finito, bisognerà tenere conto del problema costi di produzione. Di questo, ci sembra, lo studio non parli. Dato il carattere scientifico dell’articolo, va detto, questo può essere difficilmente considerato un limite del lavoro.

22 novembre 2012
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