Nasce dalla collaborazione tra l’Università di Milano-Bicocca e la University of Minnesota un progetto che potrebbe portare, un giorno non troppo lontano, alla realizzazione di finestre fotovoltaiche. In altre parole, superfici in grado di produrre energia pulita assorbendo la luce, da posizionare al posto delle più tradizionali vetrate che oggi sono integrate sulle facciate delle abitazioni.

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Il segreto è rappresentato dall’utilizzo di un materiale come le nanoparticelle di silicio, strutture cristalline dalle dimensioni estremamente contenute (meno di 2.000 atomi ciascuna) che risultano efficaci per l’assorbimento della luce, più di quanto facciano quelli tossici e costosi attualmente impiegati in progetti simili come cadmio, indio e selenio.

L’approccio prevede l’utilizzo dei cosiddetti LSC (luminescent solar concentrators), ovvero strati ai quali vengono applicati materiali in grado di assorbire la luce per convogliarla ai bordi delle finestre, dove sono posizionate le celle per la loro conversione in corrente elettrica.

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La vera innovazione consiste nel prendere un materiale facilmente reperibile come il silicio e manipolarlo per migliorarne le caratteristiche. Nella sua forma originale è in grado di assorbire bene la luce, ma non altrettanto di emetterla. Riducendone la struttura a cristalli dalle dimensioni pari a pochi nanometri (circa 1/10.000 lo spessore di un capello) si inganna in qualche modo la sua natura, trasformandolo in un eccellente emettitore luminoso con l’importante peculiarità di non riassorbire la propria stessa luminescenza. Questo lo rende adatto a un impiego nelle superfici LSC.

Le applicazioni di un simile approccio sono potenzialmente rivoluzionarie: si parla di un quantitativo di energia generata quintuplicato rispetto agli esperimenti finora condotti con altri materiali, senza contare una drastica riduzione nei costi di produzione.

Il processo prevede l’impiego di un reattore al plasma: il silicio viene prima ridotto in polvere, poi inglobato in una soluzione paragonabile a un inchiostro e infine immesso in uno strato flessibile polimerico da installare sopra qualsiasi superficie. Un giorno questi LSC potrebbero diventare parte integrante degli infissi, permettendo di ottenere energia pulita senza dover necessariamente ricorrere alla posa di pannelli o impianti che richiedono spazi dedicati.

22 febbraio 2017
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