Molte volte la ricerca per le missioni spaziali si è poi dimostrata l’anticamera per sistemi utilizzati sulla Terra. Per questo la nuova invenzione realizzata dall’Università della Catalogna, e pubblicata su Acta Astronautica, sembra essere molto interessante. Si tratta di un sistema ibrido solare a concentrazione, il quale è in grado di fornire sia elettricità che riscaldamento a un impianto in missione sulla Luna.

Negli ultimi anni la ricerca spaziale sta accelerando e le nuove fonti di approvvigionamento energetico per i rover si stanno spostando verso sistemi complessi e pericolosi come quello nucleare, usato di recente dalla Cina, o un sistema di batterie poco affidabile. Il sistema solare spagnolo invece è molto più semplice e, a quanto pare, efficace. Si basa su un sistema di specchi che utilizzano una tecnologia sempre più diffusa ultimamente, i riflettori di Fresnel, appositamente modificati per adattarsi al territorio lunare. I riflettori sono in grado di catturare l’energia del sole in maniera più efficiente rispetto agli impianti fotovoltaici comuni, ma l’eccezionalità dell’invenzione non sta solo in questo.

La vera novità sta nel fatto che lo stesso impianto non solo cattura la luce solare per fornire energia, ma anche per riscaldare l’apparecchiatura. La sua efficienza sarebbe utile, in futuro, anche per eventuali missioni con gli esseri umani in quanto sarebbe in grado di riscaldare gli spazi vitali durante le notti lunari che durano 14 giorni. Secondo quanto spiegano i ricercatori, durante queste due settimane di buio le temperature scendono fino a 150 gradi sotto lo zero, e per questo c’è bisogno di pesanti supporti energetici, come appunto quelli nucleari, che per mantenere le apparecchiature in efficienza devono riscaldarle.

Ma tali attrezzature sono pesanti e limitano i movimenti dei rover. Per questo la struttura realizzata dall’Università della Catalogna sembra essere molto più efficiente. Essa si basa su due passaggi. Il primo è raccogliere materiale comune sul suolo lunare come frammenti di regolite che contengono alluminio e trasformarli in massa termica; dopodiché utilizzare l’energia solare per riscaldarla. In questo modo la massa trasmette il calore all’intera struttura. In alternativa esiste un sistema di specchi più complesso che concentrano i raggi solari su un tubo pieno di liquido e, una volta raggiunta una certa temperatura, questo liquido si trasforma in gas che a sua volta riscalda la massa termica. Queste tecnologie potrebbero essere testate nello spazio nelle missioni dei prossimi decenni, e chissà che non vengano modificate per usi più “terreni”.

13 gennaio 2014
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