Non si ferma l’ondata di solidarietà in quel di Sochi, patria russa delle Olimpiadi Invernali, per salvare i cani randagi dallo sterminio voluto dalle autorità locali. Dopo la storia del volontario russo che salva gli esemplari trasportandoli con il suo SUV a Mosca, a cui si aggiungono quella della beneficenza di un ricco magnate e di un atleta statunitense, arriva oggi la vicenda di una straordinaria adozione. Quella di Fisht, una cagnolina randagia accudita da un addetto ai giochi olimpici.

Neil Dreher, trentaseienne originario di Denver, si è recato in Russia lo scorso novembre per lavorare nello staff delle Olimpiadi. Qui ha incontrato una cagnolina, adagiata sopra una pila di rifiuti, tanto magra da essere stata soprannominata “Bones”, ovvero ossa. Malata e con gli occhi colpiti da un’infezione, è stata subito presa in cura dal suo salvatore.

L’area olimpica è largamente frequentata da cani randagi, così come l’uomo spiega. Alcuni esemplari vivono in piccoli gruppi, altri in colonie più nutrite, altri ancora da soli. E, nella maggior parte dei casi, si tratta di animali molto socievoli, affamati e dalle condizioni di salute precarie. Come ormai noto, prima della cerimonia di apertura dei Giochi, le autorità hanno ordinato la soppressione di massa di tutti i cani randagi, nonostante gli appelli delle associazioni animaliste. Cani che si sono trovati per strada, perché spesso abbandonati dagli stessi cittadini: pare, infatti, che alle demolizioni delle vecchie case per far spazio agli impianti sia corrisposta la consegna di nuovi appartamenti, tutti però non a misura di quattrozampe. E, così, molte famiglie hanno optato per l’abbandono.

Fisht, chiamata così secondo lo stadio olimpico, è riuscita a scappare alla cattura. Diffidente e con tre cuccioli al seguito, per Neil è stato difficile avvicinarla, se non con diversi tentativi, armato di crocchette e di un giaciglio caldo per i suoi cuccioli. Sebbene all’uomo fosse stato ordinato di non avvicinarsi ai cani randagi, il giovane non si è arreso e ha tentato di portare la cagnolina nel suo albergo. Non potendola ospitare all’interno della struttura, ha però ottenuto il permesso di accudirla in un garage. Purtroppo, però, i cuccioli erano talmente malati che l’unica alternativa possibile è stata l’eutanasia.

Sfortunatamente, dopo pochi giorni il cane è stato cacciato dal suo improvvisato giaciglio, ma l’animale non ha dimenticato la cura che l’amico umano gli ha riservato. Così ogni giorno Fisht è rimasta ad attenderlo fuori dall’hotel e dalla struttura olimpica e, quando Neil si è allontanato per rinnovare il permesso di lavoro in Russia, l’animale è stato accudito dai suoi colleghi. Finché il gestore dell’hotel, già noto per aver salvato diversi cani, ha trovato per la cagnolina una cuccia a meno di un’ora dal sito olimpico. Non è però tutto: dopo le vaccinazioni di rito e il microchip, Neil ha deciso di lanciare una campagna di crowdfunding per portare il quattrozampe negli Stati Uniti. Ed è riuscito nel suo obiettivo: raccolto tutto il denaro, l’animale sta ora seguendo uno specifico training per l’aereo.

19 febbraio 2014
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