Katherine Heigl e Ali Fedotowsky hanno deciso di adottare alcuni randagi in arrivo da Sochi: le due donne, colpite dalle vicende legate alla soppressione dei cani, si sono subito prodigate. La lunga ondata di solidarietà e affetto ha coinvolto molte persone, alcune in particolare hanno lasciato un segno indelebilmente positivo. Come il volontario russo in grado di salvare molti esemplari grazie al suo SUV, oppure il magnate sovietico concentrato sulla costruzione di un rifugio per cani.

La moltitudine di animali che si aggirava accanto gli spazi olimpici, le zone ristoro e gli alloggi dedicati agli atleti non è passata inosservata agli occhi dei vari team. Ma neppure a quelli degli inviati sul posto, tra questi Ali Fedotowsky presente per il canale televisivo “E!”. Colpita dalla disperazione dei cani, esausti per fame e malattia, ha deciso di salvare due cuccioli indifesi. In suo soccorso è giunta l’attrice Katherine Heigl che, con la madre, l’ha accolta all’aeroporto di Los Angeles. I due cani, battezzati per l’occasione Sochi e Adler, verranno accuditi dall’artista e dalla madre, nel nome dell’associazione Heigl Foundation Jason Debus fondata dalla stessa Katherine.

I due cuccioli rimarranno in quarantena prima di trovare una nuova casa: la femminuccia Adler è giocosa e presenta qualche sintomo di tosse. Mentre Sochi, vittima della parvovirosi, verrà curato fino al recupero totale. L’incredibile sensibilizzazione riguardante la mattanza dei cani ha coinvolto anche molti atleti statunitensi, che hanno deciso di adottare un numero elevato di cani. Tra questi David Backes, giocatore dei St. Louis Blues, che ha deciso di portare a casa con sé due degli esemplari che si presentavano quotidianamente presso il resort dove alloggiavano gli sportivi USA. Ribattezzati Sochi Junior e Sochi Jake, hanno colpito l’uomo nel profondo, in particolare per la disperazione con cui mendicavano quotidianamente un po’ di cibo e amore. Al momento della partenza David ha deciso di portarli negli USA: superata la burocrazia, i cani hanno affrontato un viaggio di 13 ore. Ora, passata la quarantena, potranno raggiungere l’atleta presso la sua abitazione.

La situazione di Sochi, terminate le manifestazioni sportive, rischia di cadere nel dimenticatoio. La problematica del randagismo e delle difficoltà affrontate dagli animali resta ancora molto alta, a fronte di una politica incentrata sul contenimento degli esemplari tramite cattura e soppressione.

26 febbraio 2014
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