La città di Pechino dichiara guerra al carbone. Il Governo cinese ha infatti deciso di chiudere anche l’ultima centrale a carbone attiva nell’area urbana entro il 2016. Si tratta dell’impianto del China Huaneng Group, centrale che fornisce energia alla città per un totale di 845 megawatt. Una fetta sostanziosa di energia che verrà compensata ricorrendo al gas naturale e alle fonti rinnovabili.

La centrale a carbone del China Huaneng Group sarà l’ultima a chiudere delle quattro presenti a Pechino. Di recente, a smettere di bruciare carbone per produrre elettricità, erano state le centrali della Guohua Electric Power Corp, della Beijing Energy Investment Holding Co e della China Datang Corporation, tutte attive da decenni.

L’obiettivo della chiusura delle centrali a carbone di Pechino è ridurre le emissioni di gas serra, tagliando i costi della spesa sanitaria imputabili alle malattie da smog e raggiungendo gli obiettivi dell’accordo storico sul clima siglato con gli Stati Uniti, Paese che insieme alla Cina emette più gas serra in atmosfera.

Complessivamente lo spegnimento delle centrali a carbone porterà a una riduzione del consumo di carbone di 9,2 milioni di tonnellate. Secondo Tian Miao, analista della North Square Blue Oak Limited di Pechino, la misura provocherà un calo delle emissioni di CO2 di ben 30 milioni di tonnellate:

Molte sostanze inquinanti provengono proprio dalla combustione del carbone, per questo la chiusura delle centrali avrà un impatto evidente nella riduzione delle emissioni. La sostituzione con gli impianti a gas naturale è un’opzione più pulita che causa valori inferiori di inquinamento, anche se ha costi leggermente superiori.

Fino a qualche anno fa la Cina basava la sua crescita economica sulla combustione delle fonti fossili. L’elettricità a basso costo delle centrali a carbone ha infatti alimentato gran parte delle industrie cinesi portando a un notevole incremento delle esportazioni. Negli ultimi anni le politiche energetiche cinesi si sono orientate maggiormente verso le fonti rinnovabili nel tentativo di migliorare la qualità dell’aria e assumersi maggiori responsabilità nella lotta internazionale ai cambiamenti climatici.

La Cina si è impegnata a portare a un quinto la fetta di elettricità prodotta dalle fonti rinnovabili. Traguardo che dovrà essere raggiunto entro il 2030. La decisione di chiudere le centrali a carbone è dettata anche dagli enormi costi dell’inquinamento per le casse dello Stato.

In Cina a causa del riscaldamento globale accelerato dallo smog si stanno registrando perdite consistenti in diversi settori: dall’agricoltura alle risorse naturali. Senza contare le perdite di vite umane, incommensurabili. Solo nel 2012 in Cina l’inquinamento delle centrali a carbone ha ucciso 670 mila persone. Come fa notare Zheng Guoguang, a capo della China Meteorological Administration:

Dalla seconda metà del Novecento, la temperatura media aumenta di 0,23°C ogni dieci anni. Nel XXI secolo la perdita economica causata da disastri meteorologici rappresenta l’1% del PIL. Ogni anno circa 400 milioni di persone sono vittime di emergenze meteorologiche.

Oltre a chiudere le centrali a carbone di Pechino, la Cina intende raggiungere i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra tagliando la produzione di cemento, una delle attività più inquinanti nella nazione, e avviando la dismissione delle vecchie industrie con l’impronta ecologica più alta. Il Governo di Pechino rilancerà inoltre il programma nucleare.

30 marzo 2015
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I vostri commenti
Rinaldo Sorgenti, domenica 4 ottobre 2015 alle18:13 ha scritto: rispondi »

Qualora quella Centrale sia un vecchio impianto, NON dotato delle moderne tecnologie che consentono un drastico abbattimento delle emissioni di Ossidi di Zolfo, di Azoto e di Particolato fine in atmosfera, allora Pechino fa bene a chiuderla ed a sostituirla con una moderna centrale, magari di spostarla ben fuori da quella megalopoli. E' evidente che il grande ed accelerato sviluppo che si è concentrato negli ultimi 20 anni in Cina abbia prodotto inquinamento rilevante, soprattutto se i vari impianti di produzione industriale e dei manufatti di cui hanno avuto bisogno è avvenuto con impianti vecchi o comunque non dotati delle moderne tecnologie per la filtrazione ed abbattimento delle loro emissioni nocive. Queste sono ben diverse dalla CO2 (anidride carbonica), che è un gas sostanzialmente neutro, non velenoso, ne esplosivo e che, invece, è alla base della vita sul pianeta, essendo l'alimento fondamentale del mondo vegetale. Quei riferimenti, quindi, alla mortalità nelle grandi città cinesi è da riferirsi alla emissioni di particolato e di ossidi vari (Zolfo e Azoto in primis), causati dalla mancanza o dal non utilizzo delle tecnologie previste per ilo loro abbattimento. La bufala che sostituire le centrali a Carbone (che, indubitabilmente, emettono un maggiore quantitativo di CO2 in fase di combustione) con centrali alimentate a Gas Naturale riduca le emissioni in atmosfera di CO2 è invece dovuta ad un'altra superficiale visione e disinformazione. Infatti, le emissioni dei GHG (CO2, CH4, N2O) derivanti dalla fase di estrazione degli idrocarburi (Petrolio e Gas Naturale) dai giacimenti, NON sono conteggiate ne attribuite ad alcuno. Strano, vero? Domandatevi perché quelle lobby pseudo-ambientaliste non si documentano su questo aspetto e continuano a cavalcare la demonizzazione del Carbone? Neppure la UN-IPCC lo fa, infatti ben poca enfasi ed informazione viene distribuita sulle emissioni della fase "pre-combustione" e così si continua a cavalcare l'assurdo.

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