Nell’Unione Europea ogni anno sono quasi 500 mila le vittime dell’inquinamento atmosferico. L’aspettativa di vita delle persone che vivono nelle città più inquinate d’Europa è ridotta di più di due anni a causa della pessima qualità dell’aria che viene respirata. Migliorare gli standard di vivibilità di ogni città è però possibile.

È quello che hanno voluto dimostrare i membri della ONG Bund – Friends of Earth Germany, che hanno redatto, con la collaborazione delle 140 organizzazioni dello European Environmental Bureau (EEB), un rapporto intitolato “Sootfree Cities” (Città libere dallo smog). Hanno realizzato a questo proposito una classifica, per 23 città europee tra le più inquinate, valutando 9 criteri:

  • Successo nella riduzione delle emissioni;
  • Zone a basse emissioni e divieto ai grandi emettitori;
  • Appalti per i mezzi pubblici;
  • Emissioni dalle macchine mobili non stradali;
  • Incentivi economici;
  • Gestione della mobilità;
  • Promozione del trasporto pubblico;
  • Promozione della viabilità sostenibile;
  • Trasparenza e comunicazione politica.

Considerando soprattutto le emissioni di polveri sottili (PM10) e biossido di azoto (NO2) per i quali l’Europa con la “direttiva 2008/50/CE” ha chiesto alle autorità nazionali di conformarsi per il raggiungimento dei valori limite stabiliti.

L’Italia non brilla per impegno nella riduzione dello smog delle proprie città: Milano si posiziona al 14esimo posto, assieme a Barcellona e Praga mentre Roma al 18esimo insieme a Dublino, Glasgow e Madrid.

D’altronde il nostro Paese conta tra le altre anche una procedura d’infrazione da parte dell’UE per il superamento dei livelli di PM10 in dieci delle nostre Regioni. Ad ottenere i migliori risultati è stata invece Zurigo, la più grande città della Svizzera e capoluogo del Cantone di Zurigo. Vediamo la classifica completa:

  1. Zurigo;
  2. Copenhagen;
  3. Vienna;
  4. Stoccolma;
  5. Berlino;
  6. Helsinki;
  7. Londra;
  8. Parigi;
  9. Stoccarda;
  10. Amsterdam;
  11. Graz;
  12. Dusseldorf;
  13. Lione;
  14. Bruxelles;
  15. Barcellona;
  16. Milano;
  17. Praga;
  18. Dublino;
  19. Glasgow;
  20. Madrid;
  21. Roma;
  22. Lisbona;
  23. Lussemburgo.

Nessuna città è arrivata al grado A, che prevede di aver ottenuto almeno il 90% del massimo dei punti assegnabili, mentre 6 città non raggiungono nemmeno un F. Berlino che pure era arrivata al podio nell’ultimo rapporto (del 2011) scende al quinto posto.

Le città virtuose si sono distinte per buone pratiche in linea con gli aspetti valutati per la realizzazione della classifica e sono riuscite nell’intento di diminuire il numero delle auto in circolazione e di ridurre lo smog grazie a delle limitazioni per i mezzi altamente inquinanti. Arne Fellermann di Bund – Friends of Earth Germany spiega:

La nostra classifica mostra che le città in Europa hanno lottato contro l’inquinamento dell’aria per via dei limiti UE.

Sebbene il 90% degli europei in città respirino ancora un’aria poco salutare, Copenhagen, Stoccolma, Vienna o Berlino hanno rispettato, o dovrebbero farlo nei prossimi due anni, i valori limite UE. Zurigo ha già fatto progressi andando oltre la normativa europea.

Le nostre città non sono proprio immobili in questa situazione: Roma ha previsto misure come le “zone a traffico limitato”, ma poi i controlli ai varchi sono scarsi, non si riesce a combattere il parcheggio selvaggio nelle aree pedonali, i mezzi pubblici sono vecchi e inquinanti. Esiste un progetto per l’implementazione delle piste ciclabili che però vedrà la fine nel 2019.

Milano invece è riuscita ad aumentare le piste ciclabili e l’uso dei mezzi pubblici, ha introdotto nuove ZTL e il ticket di ingresso che nel 2017 sarà esteso a tutti i tipi di auto, però soffre moltissimo per gli alti livelli di emissioni inquinanti.

Insomma, abbiamo ancora molta strada da fare e tutto sarebbe più semplice se anche l’Europa riprendesse, come sostengono gli ambientalisti, le direttive sulla qualità dell’aria, che davano linee guida più stringenti e che sono state ritirate dalla Commissione a fine 2014, con un balzo indietro in direzione opposta a quella della tutela della salute dei cittadini europei.

31 marzo 2015
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