Under the dome, sotto la cupola, una cupola fatta di sostanze nocive in concentrazioni elevatissime sospese nell’aria, sotto la quale i cinesi conducono la propria vita ogni giorno. “Under the dome” è il titolo di un documentario realizzato dalla famosa giornalista televisiva cinese Chai Jing. Racconta la sua esperienza nell’acquisizione di una consapevolezza che ancora manca nella popolazione media cinese, abituata a convivere con dei tassi di inquinamento atmosferico così elevati da ridurre la visibilità.

Più volte molte città hanno raggiunto livelli di inquinamento atmosferico record, superando abbondantemente i 500 microgrammi di PM2,5 per metro cubo, ma si ricorda in particolare “airpocalypse”, fenomeno così soprannominato in quanto vera e propria apocalisse dell’ambiente. Si riferisce ai livelli di inquinanti segnalati in atmosfera a gennaio 2013, condizioni che hanno creato un eco in tutto il mondo e che hanno cominciato a far crescere anche tra la popolazione cinese una sensibilità più marcata nei confronti di un ambiente sempre più compromesso che diventa nemico della loro salute.

La storia di Chai infatti racconta di quando ha scoperto di essere incinta e di quando i medici le hanno detto che la bambina aveva sviluppato un tumore, per fortuna benigno, che avrebbe comunque dovuto essere rimosso, con tutti i rischi del caso per un’operazione in così tenera età. Chai ha allora cominciato a pensare all’interferenza di queste sostanze nei confronti dello sviluppo e della crescita della vita umana.

Il documentario è stato pubblicato on line il 1 marzo e in soli due giorni ha accumulato 150 milioni di visualizzazioni. Si può dire che sia già diventato un “caso” che fa discutere a livello mondiale e che come lo stesso ministro dell’Ambiente Chen Jining ha ammesso, “rischia” di diventare un fenomeno delle proporzioni di “Silent Spring“, il rivoluzionario libro della giornalista americana Rachel Carson, che ha dato avvio al movimento ambientalista in Occidente.

L’uscita del video capita in corrispondenza con il China’s National Peoples Congress, la riunione annuale del Parlamento nazionale. Li Yan, responsabile per il clima e l’energia per Greenpeace locale ha affermato che si tratta di un grande traguardo e che il dibattito creatosi attorno a questo tema potrebbe anche riuscire a smuovere il Ministero dell’Ambiente cinese, portandolo a impegnarsi per reperire le risorse necessarie per implementare la normativa in una direzione di tutela ambientale che agisca tramite sanzioni per chi inquina.

Il terreno non sembra però ancora abbastanza fertile: lobby potentissime dell’industria del carbone e delle auto (il cui numero in Cina è in costante crescita) difficilmente permetteranno un cambiamento radicale verso un’economia green.

Dopo il lancio del video inoltre si sono rilevati dei picchi nell’acquisto di depuratori d’aria, dimostrando che non si è ancora compreso fino in fondo quale sia il punto nodale dal quale partire per una risoluzione o per lo meno per una riduzione del problema.

3 marzo 2015
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