L’inquinamento atmosferico responsabile in Cina di 1,2 milioni di morti nel 2010. I dati sono contenuti nel Global Burden of Disease Study 2010 ed evidenziano una situazione a dir poco insostenibile per il colosso mondiale del fotovoltaico. Ad impressionare è soprattutto la percentuale rispetto alle morti globali: circa il 40% del totale quelle avvenute entro i confini cinesi.

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Prezzo davvero alto pagato dalla Cina per lo smog presente ad elevati livelli a Pechino. Le stime contenute nel rapporto sono di circa 25 milioni di anni di vita sana persi dalla popolazione a causa dell’inquinamento atmosferico. Cifre rese note durante una conferenza stampa internazionale, che ha seguito di un paio di mesi la pubblicazione della ricerca sulla rivista medica britannica The Lancet.

Durante la conferenza stampa sono state per la prima volta rese note le cifre relative ai singoli Paesi che hanno interessato la ricerca. Una scelta spiegata da Robert O’Keefe, vice presidente di uno degli enti che collaborano al progetto, l’Health Effects Institute:

Abbiamo deciso di mostrare i dati relativi a India e Cina così che parlino in maniera più diretta ai governanti nazionali rispetto ai dati aggregati per regione geografica.

Secondo lo studio realizzato dall’Università di Washington, al quale hanno collaborato vari enti tra cui l’OMS, anche per l’India la situazione relativa al 2010 è stata piuttosto difficile. Le morti legate allo smog sarebbero state circa 620.000, confermando che l’inquinamento atmosferico rappresenta nel sud est asiatico il sesto responsabile di mortalità.

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Il governo cinese sembra però aver iniziato a prendere sul serio, soprattutto grazie alle forti pressioni interne, la minaccia legata allo smog. Uno stanziamento da 16 miliardi di dollari è stato approvato da Pechino per combattere i livelli altissimi di inquinamento atmosferico raggiunti proprio nella capitale.

Secondo il China Daily si tratterebbe di un piano triennale che pone l’inquinamento tra i problemi maggiori del Paese. A confermare questo nuovo orientamento verso l’emergenza smog anche le dichiarazioni rilasciate dalla classe politica durante il rinnovo dei propri vertici. Tra gli interventi previsti vi sarebbero in particolare quelli rivolti al miglioramento del ciclo di smaltimento dei rifiuti, nella gestione delle acque reflue e della qualità dell’aria.

Sempre secondo il quotidiano cinese, il governo di Pechino ha previsto per quanto riguarda le acque reflue la posa l’aggiornamento di 800 miglia (1290 km) di tubature e il potenziamento di 27 impianti per il trattamento. Approvata inoltre la costruzione di 47 centrali per la gestione idrica. Per quanto riguarda i rifiuti la Cina costruirà 5 nuovi inceneritori, i quali dovranno occuparsi di gestire ben il 70% dei rifiuti prodotti a Pechino e stimati in circa 16,9 tonnellate al giorno.

Una scelta quella degli inceneritori di certo meno ecologica rispetto ad un piano per la riduzione del volume di rifiuti prodotto, ma che evidenzia i livelli di gravità raggiunti dal problema. Faranno infine parte del piano triennale anche una serie di abbattimenti di edifici abusivi: la lista dovrebbe venire redatta entro il prossimo anno secondo quanto dichiarato dal vice sindaco di Pechino Wang Wei.

Fonti: NYTimes | Reuters

3 aprile 2013
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