I bambini sono tra i soggetti più esposti all’inquinamento atmosferico, sin dai primissimi giorni di vita e persino quando sono ancora allo stadio fetale. Lo dimostra un recente studio condotto dai ricercatori della Columbia University in collaborazione con la Chongqing Medical University.

Gli scienziati hanno scoperto un legame tra l’esposizione a livelli elevati di inquinamento atmosferico e l’insorgere di mutazioni genetiche irreversibili. Nel primo trimestre, quando si compie lo sviluppo delle cellule che andranno a comporre i tessuti dei diversi organi vitali, il feto appare particolarmente esposto e vulnerabile alle sostanze inquinanti.

I bambini concepiti, nati e cresciuti vicino a una centrale a carbone in Cina risultavano più a rischio di insorgenza di deficit cerebrali all’età di due anni. La centrale in questione è quella della città di Chongqing, nella contea di Tongliang, nella Cina centro-meridionale. La città conta una popolazione di 800 mila abitanti, esposti quotidianamente alle emissioni nocive emesse dall’impianto.

La centrale ogni giorno emetteva nell’aria ben 2000 microgrammi di particelle per metro cubo d’aria, tra cui particolato, anidride carbonica, anidride solforosa e metalli pesanti. Per operare un paragone efficace, basti pensare che questi valori superano di otto volte i limiti sulle emissioni in vigore negli Stati Uniti.

Quando i ricercatori sono venuti a conoscenza della chiusura della centrale, avvenuta nel maggio del 2004, hanno reclutato due gruppi di mamme: 150 donne non fumatrici che avevano partorito nel 2002 e un altro gruppo di madri con i loro bambini venuti alla luce nel 2005. I ricercatori hanno analizzato campioni di sangue materno e campioni del cordone ombelicale dopo la nascita. Inoltre hanno seguito lo sviluppo cerebrale dei bambini fino ai due anni di età.

I risultati delle analisi sono preoccupanti e confermano diversi altri studi effettuati in precedenza sulla relazione tra smog e mutazioni genetiche. I bambini nati prima della chiusura della centrale a carbone avevano infatti abilità cognitive più limitate e problemi di memoria. Inoltre i livelli di una proteina essenziale per lo sviluppo cerebrale erano molto bassi. I genitori hanno riportato una maggiore propensione dei bambini allo sviluppo di malattie, mal di testa e letargia.

Il feto nell’utero è letteralmente bombardato di tossine e i bambini nascono già fortemente contaminati. Una pesante eredità genetica che può compromettere per sempre il loro sviluppo. La speranza è che i risultati di questa ricerca spingano il governo cinese a dismettere sempre più centrali a carbone, a favore delle energie alternative.

26 marzo 2014
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I vostri commenti
SpeziaPolis, sabato 5 aprile 2014 alle7:18 ha scritto: rispondi »

@Argon ma secondo lei il carbone che bruciamo nelle centrali italiane ha proprietà magiche? perchè forse troppo pochi sanno che anche in Italia abbiamo centrali a carbone, 13 x l'esattezza e che parecchie sono in centro città (Vado Ligure, Spezia) che quella di Vado Ligure è stata sequestrata: disastro ambientale e omicidio colposo le ipotesi di reato e che altre hanno causato disastro ambientale perseguito o già sentenziato dai TRibunali (Brindisi, Porto Tolle) che abbiamo già contato le morti e le malattie in eccesso... la differenza con i cinesi? che loro hanno il coraggio di ammetterlo e, sono certa, sapranno anche porre rimedio Noi simao qui

Argon, giovedì 27 marzo 2014 alle12:22 ha scritto: rispondi »

I cinesi sembra che pur di vendere non abbiano nessun rispetto verso le persone e l'ambiente. Direi che questi sono i risultati...

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