L’inquinamento secondo gli ultimi allarmanti dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità uccide ogni anno 12,6 milioni di persone in tutto il mondo. Un decesso su quattro è correlato agli effetti diretti e indiretti dell’inquinamento. Un bilancio drammatico destinato ad aggravarsi nei prossimi decenni se i leader globali non sosterranno una drastica riduzione dell’uso dei combustibili fossili.

Negli ultimi anni la ricerca sui rischi per la salute dell’inquinamento atmosferico si sta focalizzando sulle metropoli. Nelle città densamente popolate il problema affligge infatti milioni di persone, costrette a respirare ogni giorno aria satura di gas serra e polveri sottili. Questo filone di studi di recente ha portato a scoprire tracce di DNA resistenti agli antibiotici nell’aria inquinata.

Un risultato preoccupante che si deve al lavoro di ricerca di un’équipe di scienziati dell’Università di Göteborg, in Svezia. Lo studio, illustrato sulla rivista Microbiome, ha preso in esame 864 campioni di DNA provenienti da diversi ambienti, dagli umani e dagli animali.

Nei campioni prelevati a Pechino i ricercatori hanno individuato il DNA di geni in grado di aumentare la resistenza agli antibiotici dei batteri. Ad allarmare gli esperti è stato appurare che questi geni neutralizzavano l’efficacia dei più potenti antibiotici in commercio.

Come ha illustrato Joakim Larsson, direttore del Centro per la ricerca sull’antibiotico-resistenza dell’ateneo svedese, nei campioni analizzati sono stati trovati diversi geni che rendono i batteri resistenti ai carbapenemi. Si tratta di una classe di antibiotici ad ampio spettro molto potente, che viene somministrata dai medici ai pazienti per debellare infezioni batteriche incurabili con altri farmaci.

Il professor Larsson spiega che probabilmente nell’aria sono presenti anche batteri di questo tipo “vivi”, in grado di rappresentare una minaccia per la salute umana.

Il passo successivo del progetto di ricerca si focalizzerà sulla relazione tra l’antibiotico-resistenza e l’attività degli impianti di trattamento delle acque reflue. I ricercatori analizzeranno i campioni d’aria e la flora batterica dei dipendenti degli stabilimenti e dei residenti nelle aree limitrofe.

22 novembre 2016
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