Uno dei temi centrali dell’ultimo periodo è il problema dell’inquinamento atmosferico. Le città italiane si trovano sempre più soffocate da smog e polveri sottili, anche in coincidenza con l’attuale scarsità di precipitazioni. Le particelle sospese nell’aria hanno moltissimi effetti negativi sulla nostra salute. Uno studio dell’Università di Cincinnati ha dimostrato che ci sia una correlazione anche con l’aumento dei parti prematuri.

Emily De Franco, insieme a un gruppo di suoi colleghi che lavora presso l’Istituto, ha condotto uno studio sulla popolazione dell’Ohio per un periodo che va dal 2007 al 2010, analizzando 224.921 nascite in relazione ai valori di PM2,5 misurati da 57 centraline presenti in tutto lo Stato. Sono stati considerati i parti in cui non vi fossero altre anomalie, avvenuti tra le 20 e le 42 settimane di gestazione.

I dati, pubblicati qualche giorno fa su Environmental Health, hanno rivelato una frequenza media dell’8,5% di nascite premature fra tutti i casi esaminati. In particolare il rischio era maggiore per le donne incinte maggiormente esposte e poteva salire fino al 19%. Il rischio aumentava se c’era una certa esposizione in particolare durante il terzo mese di gravidanza. Tra tutte le nascite valutate l’11% circa (24.662) era relativo a donne che avevano avuto elevate esposizioni in tutti e tre i primi mesi.

Il rischio non sarebbe elevato, ma a livello complessivo, dicono gli scienziati, si fa comunque sentire in maniera rilevante. Ogni donna ne potrebbe essere colpita, soprattutto se vive in aree urbane molto trafficate. Una delle principali fonti di PM2,5 è proprio la combustione degli idrocarburi. Si tratta di particelle molto fini (dimensioni inferiori ai 2,5 micrometri) che possono rimanere stabili nell’aria per lunghi periodi di tempo e spargersi anche a notevole distanza dalla fonte di emissione.

Il team dell’Università di Cincinnati spiega che ci sono stati altri studi in passato che hanno cercato di mettere in relazione effetti tossici del PM2,5 e problemi alla nascita, con dei limiti che questi ricercatori hanno cercato di superare:

I collegamenti tra esposizioni tossiche della madre e gli esiti avversi alla nascita è un settore emergente di studio che ha iniziato a mostrare che le sostanze tossiche presenti nell’ambiente tendono ad essere associate con alcuni scarsi risultati alla nascita fra cui mortalità neonatale, basso peso alla nascita, alcune anomalie congenite e nascita pretermine.

In questo studio ci proponiamo di integrare le misure di qualità dell’aria da stazioni di monitoraggio in tutto lo stato, con i dati dai registri di stato civile per eseguire analisi geospaziali e verificare l’ipotesi che l’esposizione alle particelle sottili nell’aria (PM2,5) sia associata a rischio di nascita pretermine.

Sono stati valutati anche età, razza, educazione, condizioni sanitarie, uso di tabacco, stagione di nascita e anno, sesso del bambino. Si è visto che il periodo di nascita non cambia le cose, mentre gli altri fattori possono incidere in modo diverso sul rischio di nascite premature.

2 febbraio 2016
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