L’emergenza smog che stiamo vivendo in Italia e in particolare al Nord negli ultimi mesi è un fatto grave che però non ci vede da soli. L’allarme inquinamento atmosferico coinvolge in realtà tutto il mondo, in particolare Paesi come la Cina e l’India, che hanno iniziato da qualche anno una fase di espansione, che ha come unico obiettivo la massima crescita economica nel più breve tempo possibile, senza la dovuta attenzione alle conseguenze di tutto ciò sull’ambiente.

A confermarlo ci sono i dati di uno studio presentato sabato 13 febbraio a Washington durante il meeting annuale dell’American Association for the Advancement of Science, organizzazione internazionale no profit che si dedica allo sviluppo della scienza finalizzato al bene comune. Si parla di 5,5 milioni di morti che ogni anno sono da attribuire all’aria inquinata che si respira in ogni parte del mondo.

Le condizioni peggiori si registrano in Asia: nel 2013 in India sono morte 1,4 milioni di persone soffocate da un’aria la cui qualità è resa ogni giorno peggiore dalla quotidiana abitudine di bruciare legna sia per cucinare che per riscaldarsi. Nello stesso anno in Cina sono state invece 1,6 milioni le vittime, 366 mila delle quali decedute a causa degli effetti sulla salute dei fumi causati dalla massiccia combustione del carbone. Da soli questi due Paesi contano il 55% del totale dei decessi dovuti allo smog a livello mondiale.

A dicembre 2015 a Parigi sono stati presi degli accordi per la riduzione delle emissioni di CO2, che hanno fatto sperare anche i più diffidenti ambientalisti, che la situazione sarebbe potuta cambiare. Sia India che Cina hanno partecipato impegnandosi con dei programmi di taglio dell’anidride carbonica a lungo termine.

Ora però gli scienziati ammoniscono contro l’insufficienza delle misure decise. Nel 2030, dicono, in Cina le vittime di un modello di sviluppo intensivo e impattante potrebbero essere tra le 990 mila e gli 1,3 milioni. Questo se non si metteranno in atto misure più stringenti per la riduzione della produzione di CO2 e l’emissione in atmosfera di sostanze inquinanti legate soprattutto all’utilizzo delle fonti fossili. Gli scienziati avvertono:

L’inquinamento atmosferico è il quarto fattore di rischio a livello globale per le morti, e di gran lunga il principale fattore di rischio ambientale per le malattie.

Ridurre questo inquinamento è un modo estremamente efficace per migliorare la salute di una popolazione.

Il Parlamento Europeo ha appena deciso il raddoppio dei limiti delle emissioni reali delle nuove auto diesel e questo ci fa capire quanto sia difficile intraprendere, anche solo a livello europeo, la direzione corretta. Dal mondo scientifico il messaggio è: “servono misure più aggressive”. Purtroppo sarà il numero dei decessi a dimostrare chi ha ragione.

15 febbraio 2016
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I vostri commenti
pescespada trafitto, lunedì 15 febbraio 2016 alle22:27 ha scritto: rispondi »

Avete visto che alla fine piove? alla faccia di tutti i gufi che volevano mettere fuori commercio i diesel e di tutti questi rompiscatole delle macchine elettriche!

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