Lo smog ha costi altissimi, sia dal punto di vista sanitario che da quello economico. Lo sa bene la città di Milano che ogni anno si trova a fare i conti con una vera e propria strage riconducibile alle malattie da inquinamento.

Secondo le ultime cifre diffuse dalla Fondazione Ca’ Granda Policlinico di Milano, nella ricerca “I costi dell’inquinamento atmosferico: un problema dimenticato”, ogni anno le polveri sottili provocano 230 morti premature nel capoluogo lombardo. L’emergenza smog non è circoscritta però alla città di Milano, ma un problema che riguarda tutta la Lombardia, una regione che per la particolare conformazione orografica e le condizioni climatiche fa fatica a disperdere la cappa di particelle inquinanti che soffoca il territorio. Le morti premature causate dallo smog in Lombardia sono 300 all’anno.

Le stime potrebbero essere però ancora più alte, perché questo dato prende in esame solo i decessi causati dai picchi di polveri sottili che si registrano in diversi giorni dell’anno in molte città della Pianura Padana. L’esposizione a lungo termine al PM10 e al biossido di azoto, come sappiamo grazie a diversi studi condotti in merito, causa migliaia di morti all’anno, una strage silenziosa che si consuma sotto gli occhi spesso indifferenti delle amministrazioni urbane, che dovrebbero e potrebbero prendere decisioni più incisive per tutelare la salute pubblica.

A Milano la principale fonte di inquinamento è il traffico stradale. Solo attraverso programmi a largo raggio per la mobilità sostenibile sarebbe possibile ridurre lo smog dell’85%, salvando numerose vite e risparmiando alle casse pubbliche diversi miliardi, tra costi sanitari e multe dell’Unione Europea per lo sforamento dei livelli di polveri sottili.

Nel corso di un convegno sull’emergenza sanitaria causata dallo smog in Lombardia, Pier Mannuccio Mannucci, direttore scientifico del Policlinico di Milano ha spiegato che non bisogna lasciare nulla di intentato per arginare il problema.

Anche le domeniche ecologiche, ritenute inutili dai più, in realtà riescono a ridurre fino al 78% la percentuale di black carbon nell’atmosfera. Queste particelle inquinanti sono le più pericolose per l’organismo umano perché penetrano facilmente nei polmoni.

27 novembre 2014
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