Gli smartphone odierni, soprattutto quelli di fascia alta, sono in grado di svolgere una quantità di servizi praticamente illimitata. Si può dire che, eccettuato il servizio da macchinetta del caffé, con un cellulare oggi ci fai davvero di tutto: navigazione internet, spostamenti materiali grazie ai servizi di mappatura, giochi, foto, filmati, lettura di documenti e chi più ne ha, più ne metta (di app ne esistono ormai un’infinità). L’unico limite è quello energetico: esaurita la carica della batteria, il giocattolo dei sogni si spegne.

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La questione energetica è, in effetti, al momento uno dei colli di bottiglia dello sviluppo del settore. Questo, non solo per la durata limitata delle attuali batterie contro i consumi spropositati dei processori, dei nuovi schermi touch, ecc., ma anche perché l’uso sempre più massiccio di smartphone finirà per avere un peso ragguardevole sui consumi globali. Secondo alcune stime, nel 2030 peseranno già per il 10%, con l’energia che comincia ad avere un costo economico e sociale ragguardevole.

Certo, le cose cambierebbero se accanto a tutte le app, i nostri cellulari avessero anche la capacità di generare corrente elettrica da soli. Utopia? L’azienda francese WYSIPS sembra credere il contrario. L’idea è semplice: usare il fotovoltaico a film sottile. In pratica, una pellicola trasparente, da mettere sui grandi schermi touch delle nuove generazioni di cellulari. In questo modo, lo schermo diventerebbe una sorta di mini pannello.

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Geniale? Forse, ma gli studi in materia non sono ancora esauriti. Con la tecnologia oggi in mano alla WYSIPS è già possibile realizzare il tutto, ma l’efficienza energetica sarebbe troppo bassa, garantendo una potenza quasi ininfluente nella gestione del telefono. La scommessa è quella di riuscire a più che triplicare questo dato entro il 2014, che sarebbe un punto di partenza già più utile, anche se lontano dal creare un congegno energeticamente indipendente dalla rete elettrica.

Di certo, poi, desta qualche perplessità l’idea di inserire un pannello fotovoltaico in un oggetto per definizione dovrebbe essere tascabile, quindi poco esposto ai raggi solari. Si sbaglierebbe, però, a ridicolizzare le ricerche nel settore. A prescindere se esse riusciranno a trovare davvero una soluzione tecnica accettabile nel breve/medio periodo, tali iniziative sono il segnale importante di alcune tendenze che potrebbero imporsi nei prossimi anni:

  • L’idea dell’autonomia energetica di una certa classe di prodotti;
  • La sperimentazione dell’uso del fotovoltaico a film sottile nei contesti più svariati permessi da queste tecnologie così flessibili;
  • La ricerca di una soluzione al problema batterie per i dispositivi mobili.

Il sistema inventato da WYSIPS, un pannello leggerissimo con ben il 90% di invisibilità, se anche non trovasse un’applicazione fattibile nella telefonia, potrebbe trovarne altre mille se davvero arrivasse a migliorare le proprie prestazioni. Chissà, l’idea di applicarlo ad un cellulare potrebbe essere semplicemente una sottile trovata pubblicitaria. In fondo, dire di essere capaci di creare un schermo fotovoltaico invisibile e talmente sottile da non alterare il design di uno smartphone è una bella presentazione della flessibilità della tecnologia in uso. Sperando che contribuisca ad un futuro più green del nostro pianeta.

15 gennaio 2013
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