Non risolverà il problema del riscaldamento globale, ma la nuova tecnica per produrre supercondensatori grazie alla CO2, elaborata dai ricercatori dell’Università dell’Oregon, aumenterà senza dubbio l’efficienza dei sistemi di accumulo riducendo l’impatto del processo produttivo.

L’équipe di chimici e ingegneri dell’ateneo americano ha esposto a temperature elevate e a un flusso di anidride carbonica una miscela di magnesio e zinco per generare una reazione chimica controllata nota come metalloceramica. Il processo ha portato alla creazione di ossidi metallici e grafene nanoporoso, una forma pura di carbonio nota per l’elevata capacità di condurre elettricità e per la resistenza.

Gli ossidi metallici derivanti dalla reazione chimica possono essere reimpiegati in altri processi industriali, ottimizzando il consumo di energia. Il grafene nanoporoso è una materia prima ampiamente utilizzata per i sistemi di accumulo, ma spesso viene prodotta con metodi costosi e ad alto impatto ambientale che impiegano sostanze tossiche e molto corrosive. Come ha illustrato Xiulei (David) Ji, docente di chimica che ha curato lo studio:

Ci sono altri modi per fabbricare il grafene nanoporoso, ma questo approccio è più veloce, ha un basso impatto ambientale e costa meno. Il prodotto finale presenta una superficie estesa, un’ottima conduttività e, soprattutto, ha una densità piuttosto elevata che è paragonabile a quella dei carboni attivi in commercio oggi.

La fonte di carbonio utilizzata è l’anidride carbonica, un elemento rinnovabile e ampiamente disponibile in natura. Grazie a questa ricerca i supercondensatori costeranno meno e saranno più efficienti. I vantaggi dei supercondensatori, rispetto agli altri sistemi di accumulo, sono la capacità di erogare una potenza elevata in tempi brevi e di ricaricarsi più velocemente rispetto alle batterie tradizionali.

Dalle auto ibride ed elettriche ai dispositivi medici di emergenza, questa nanotecnologia potrebbe abbassare i costi di molte apparecchiature elettroniche, migliorandone l’affidabilità e le prestazioni. I supercondensatori possono essere impiegati anche per recuperare l’energia che altrimenti andrebbe persa, ad esempio quella della frenata, o per stoccare il surplus energetico prodotto da impianti di energia rinnovabile come le turbine eoliche.

3 dicembre 2014
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I vostri commenti
Nicola Spano', mercoledì 7 ottobre 2015 alle21:17 ha scritto: rispondi »

E' interessante capire il senso dell'articolo che mette il punto sul fatto innovativo dal punto di vista tecnologico di poter ottenere dalla reazione tra CO2 (gas serra) e zinco metallico o magnesio carbone purissimo e nanotecnologico (GRAFENE) ed ossidi di zinco o di magesio secondo la reazione: CO2 + MgZn = MgOZnO +C(grafene) [condotta a temperature elevate, più di 3000°K ] Il sistema complessivo dei due ossidi MgOZnO tecnicamente è una CERAMICA, mentre il carbonio purissimo ottenuto è GRAFENE. Osserviamo che in questa reazione si utilizza una sostanza nociva per l'ambiente e la si trasforma in prodotti utili. Tuttavia, sempre tra il dire ed il fare vi è di mezzo il mare, bisogna vedere se i costi della nuova tecnologia sono convenienti rispetto ad atri metodi. Ma questa risposta non la può dare la scienza e la tecnologia ma solo l'economia globale.

Nicola Spano', mercoledì 7 ottobre 2015 alle20:58 ha scritto: rispondi »

Assolutamente no. Risparmiare si. Gli accumulatori come le batterie del telefonino dopo l'uso si scaricano e vanno ricaricate, da un tetto fotovoltaico, nelle ore notturne quando la corrente costa meno, da un impianto eolico, da un altro accumulatore, ecc. Oggi esistono sistemi di accumulo domestico, ovvero degli accumulatori di potenza elevata (da usare in casa come una vera e propria centrale elettrica) che consentono "una volta acquistati" di fare tutte le cose che ho citato prima per quanto concerne la carica. Nella fase di scarica, ovvero di utilizzo, è il proprietario che decide come usare tale surplus di energia, che costa meno ma non è gratis. Non esistono pasti gratuiti. Comunque oggi ancora è difficile fare a meno di un gestore (dell'energia) che ti consente in qualsiasi momento di avere tutta l'energia elettrica a portata di mano anche se in posti isolati, in zone non industrializzate dell'Africa con un impianto fotovoltaico ed un sistema di accumulo si potrebbe essere autosufficienti.

Angelo, mercoledì 3 dicembre 2014 alle18:21 ha scritto: rispondi »

Se ho ben capito con questi sistemi di accumulo di energia fotovoltaica si arriverà a non aver più bisogno dell'energia elettrica fornita da Enel !? ....o no ?

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