Si parla spesso di sistemi di accumulo come una soluzione al problema della variabilità della produzione da fonti rinnovabili. Uno studio tedesco però, realizzato da Agora Energiewende, ha analizzato la possibilità di accumulare energia elettrica, in questa fase di transizione energetica della Germania.

Al contrario di quello che si sarebbe pensato, il report ha dato risultati che smentirebbero, almeno nei prossimi 10-20 anni, la convenienza di questa tecnologia. Daniel Fuerstenwerth, direttore del progetto, presso Agora Energiewende ha affermato:

Ci sono altre opportunità che sono più economiche dello stoccaggio nell’aggiungere flessibilità, per esempio è possibile spegnere le centrali a carbone o a gas, usare l’elettricità per la generazione di calore, o è possibile effettuare scambi con i paesi confinanti.

Si sono elaborati degli scenari possibili, in base ai quali sia al 2023, anno in cui si riuscirebbe a raggiungere una quota pari al 42% di energie rinnovabili, sia al 2033, in cui si potrebbe arrivare al 60%, lo stoccaggio di energia comporterebbe ancora un aumento dei costi, rendendo quindi non conveniente investire in infrastrutture. Solo arrivando a una quota altissima, il 90% di energie rinnovabili, nel panorama nazionale, sarebbe realizzabile un abbassamento dei costi. Ma non è nemmeno possibile, con gli strumenti attuali, prevedere quanto tempo richiederebbe arrivare a un tale scenario.

Allo stato attuale, comunque, lo stoccaggio è costoso ma non è da bocciare completamente: i sistemi di accumulo in ambito residenziale, secondo Agora, potrebbero avere un effetto di alleggerimento sulla rete di distribuzione.

La situazione analizzata da Agora è strettamente legata alla Germania, in differenti contesti energetici ed economici l’analisi potrebbe essere decisamente differente. Resta il fatto che le conclusioni offerte nel report mettono certamente in luce le difficoltà che potrebbe avere il mercato dello storage nel decollare come ha fatto il fotovoltaico negli scorsi anni in Germania.

25 settembre 2014
I vostri commenti
Nicola Spano' docente di elettrochimica, martedì 16 giugno 2015 alle8:35 ha scritto: rispondi »

Mi sembra una tesi più che logica questa del signor Schiavi. Se gli accumulatori vanno posti a terra perchè usare quelli al litio più costosi e non quelli al piombo? L'unico fattore che può essere utile per questa problematica è la modernità, la moda ,la tendenza. Gli accumulatori al litio o anche quelli più moderni "cosiddetti a flusso" fanno parte della "moda" dell'energia. Attenzione che il sottoscritto non è affatto contrario alla ricerca di nuove soluzioni per l'accantonamento dell'energia prodotta da fonti rinnovabili. Bisogna pure pensare ad accumulatori (ricaricabili in casa) di "riserva" per le auto elettriche. In questo caso la leggerezza , il peso, avrebbero un serio significato. Quindi credo che accanto agli accumulatori classici al Pb vedremo centinaia di altri tipi di accumulatori più o meno leggeri: al Litio, ad Alluminio aria, ad alluminio carbone e liquidi ionici, al Na-S, a CO2-Mg ecc. ecc.

Massimo Schiavi Max938, giovedì 25 settembre 2014 alle17:01 ha scritto: rispondi »

Non ho paura di affermare che l'errore di fondo nei sistemi di accumulo sta nel cercare a tutti i costi (nel senso vero e letterale ) di sostituire alle semplici anche se "pesanti" lead flow batteries , ossia gli accumulatori di flusso al piombo collaudate e di antica tecnologia altri sistemi più "moderni" ma assolutamente inutili per lo stoccaggio a terra dell'energia elettrica. Solo nel caso di problemi di "peso" degli accumulatori come per i cellulari o i veicoli si dovrà optare per accumulatori al litio o altri componenti molto costosi. Massimo Schiavi - Max938

Lascia un commento