Le sigarette elettroniche potrebbero essere presto vietate nella città di New York, almeno nei luoghi pubblici o dove diversamente indicato. È questa la proposta che verrà votata nei prossimi giorni, e che pare abbia buone chances di venir approvata, presso il consiglio cittadino della città. La richiesta è quella di equiparare le sigarette elettroniche a quelle canoniche, almeno nella definizione di dove si possa o meno fumare.

Come lecito attendersi, e così come anche recentemente successo in Italia per le proposte di iper-tassazione sulla e-cig, gli “svapatori” abituali hanno protestato dentro e fuori la Rete. E minacciano una manifestazione pubblica per le strade della Grande Mela. A loro supporto il fatto che la sigaretta elettronica sia teoricamente meno dannosa di quella analogica, quindi l’esposizione al fumo passivo – se così lo si può definire, visto che si tratta di vapore – non comporterebbe alcuna minaccia per gli altri. Allo stesso tempo, però, la presenza di nicotina nelle soluzioni e la ritualità fastidiosa ne sembrano autorizzare il ban.

La questione non è si focalizza infatti sulla definizione del rischio della sigaretta elettronica, di cui al momento non vi è pieno accordo scientifico, quanto del fastidio che un simile comportamento potrebbe generare. Malsana o salutare che sia, per un non-fumatore dover condividere spazi pubblici – ristoranti, caffè, uffici, cinema e quant’altro – potrebbe risultare intollerabile. E così come i fumatori “analogici” si alzano dal tavolo e si recano sul marciapiede per la sigaretta di rito, secondo la municipalità non sarebbe gran sforzo chiedere ai proprietari delle e-cig di fare altrettanto.

Le motivazioni, tuttavia, hanno ancora radici più profonde. Mentre i consumatori ricordano come la sigaretta elettronica possa essere d’aiuto nell’eliminare per sempre il vizio del fumo, il rischio è quello di mandare all’ortiche 12 anni di prevenzione e fondi stanziati proprio dalla città di New York. Il ban delle sigarette classiche è infatti in vigore dal 2001 e, a quanto pare, il divieto avrebbe contribuito a ridurre il numero di fumatori della Grande Mela. Così come Thomas Farley sottolinea, membro della Commissione Salute della città, “se fumare torna ad essere socialmente attraente o addirittura di moda, si può essere virtualmente certi che il tasso di fumatori fra gli adolescenti crescerà”. Un fatto, quest’ultimo, confermato anche da una recente ricerca condotta a Hong Kong – una delle città al mondo dove la e-cig è più diffusa – dove la sigaretta elettronica ha spinto molti teenager alla dipendenza verso le analogiche. Questo perché il giovane consumatore, a differenza dell’adulto che solitamente approda allo “svapare” per cercare di limitare anni di vizio, non è solitamente interessato alla propria salute, quindi che si tratti di innocue e-cig o di bionde a tutti gli effetti non fa alcuna differenza.

Senza citare studi e statistiche, il tutto si potrebbe ridurre in realtà a una semplice lezione di buon senso. Come i sostenitori della proposta ribadiscono, così come i classici fumatori si sono abituati a uscire da un ristorante o attendere la fine di un film al cinema prima di accendersi una sigaretta, altrettanto potrebbero fare gli svapatori. La richiesta, a conti fatti, non pare essere nulla di troppo impegnativo.

7 dicembre 2013
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