Dopo aver cercato faticosamente un acquirente, Siemens ha deciso di chiudere il suo comparto solare. A seguito di perdite pari a 784 milioni di euro già dal 2011 provocata dalla concorrenza cinese, il gigante tedesco aveva messo in vendita le sue attività fotovoltaiche circa sette mesi fa. Oggi, infine, l’annuncio ufficiale, per bocca dell’Amministratore delegato Pietro Loescher, che ha spiegato come l’azienda intenda uscire gradualmente dal settore, a partire dal 2014, dopo aver portato a termine i progetti già avviati.

L’arresto della divisione solare dell’azienda interesserà circa 280 lavoratori, la gran parte dei quali lavora in Israele: nel 2009, infatti, l’azienda tedesca aveva acquisito, per 284 milioni di euro, Solel, gruppo israeliano specializzato nel solare termico, cercando di replicare il successo già avuto nel settore eolico. La divisione, ha spiegato Loescher, è in vendita già da ottobre, a causa dell’eccesso di offerta combinato con una graduale diminuzione della domanda:

È diventato evidente che, a causa della sempre più difficile situazione di mercato, non troveremo un investitore per questo business. Abbiamo sviluppato trattative con un certo numero di investitori ma, purtroppo, nessun accordo sarà raggiunto.

Malgrado i successi raggiunti dalle ricerche dell’azienda nel fotovoltaico a concentrazione e nel solare termico, le condizioni del mercato non permettono a Siemens di andare oltre: i costi causati dal crollo del settore fotovoltaico lo rendono per nulla competitivo. L’eccesso di produzione mondiale ha fatto crollare i prezzi: tre anni fa, secondo i dati di Bloomberg New Energy Finance, l’energia fotovoltaica costava il 10% in più del solare termico, mentre adesso costa meno della metà.

Oltre alla spietata concorrenza cinese, a causare problemi a Siemens sono state le attività commerciali in Africa, in particolare nel Maghreb: secondo Bloomberg, il fatto che fosse una divisione israeliana a condurre le operazioni, insieme alla presenza di tensioni politiche in vari paesi nordafricani, ha messo gli affari dell’azienda tedesca in condizioni particolarmente sfavorevoli.

La chiusura del settore potrebbe costare a Siemens oltre 10 milioni di euro, a cui si devono aggiungere le perdite operative, fino alla quota finale di un miliardo di euro. L’azienda tedesca ha annunciato di voler proseguire con i progetti nel settore eolico e idroelettrico, due comparti stabili per Siemens, oltre che nei comparti più “tradizionali”, ovvero termoelettrico e fonti fossili. Adesso, si attendono dettagli da parte dell’azienda tedesca, sulla situazione della divisione israeliano e sulla sorte dei 280 lavoratori.

17 giugno 2013
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Luigi Antonio Pezone, martedì 18 giugno 2013 alle13:13 ha scritto: rispondi »

Errori colossali della progettazione pubblica mondiale, hanno comportato sprechi enormi di risorse in una corsa alle energie, cosiddette, pulite, di cui il mondo non avrebbe bisogno, se chiudesse correttamente il ciclo del carbonio antropico, attraverso opere strutturali, che darebbero lavoro alle popolazioni, al pari dell’industria. L’ energia, prodotta attraverso la chiusura di questo ciclo, non potrà essere superata nemmeno dall’idrogeno, quando diventerà un propellente. L’idrogeno, non potrà trasportare carbonati ai mari e ai laghi che si stanno acidificando. Non potrà nemmeno produrre compost per i terreni agricoli che si stanno inaridendo. Il nucleare, se non fosse pericoloso, nemmeno assolverebbe alla funzione protettiva dell’ambiente, sopra citata. Il solare è l’eolico, assorbono energia e CO2 per la produzione e lo smaltimento; richiedono materiali che hanno disponibilità limitate nel Pianeta. Ai fini ambientali, sono certamente migliori dell’energia termoelettrica, ma solo perché le attuali centrali, sono incomplete delle infrastrutture necessarie alla chiusura del ciclo del carbonio. La nostra classe dirigente, invece di competere, con un prodotto migliore e più duraturo, vuole applicare dazi ai pannelli solari e alle pale eoliche cinesi. Ma, neppure questi sono in grado di riportare i Sali ai mari e il concime ai terreni come farebbe l’energia protettiva dell’ambiente. Si è formato, nel mondo, uno strano concetto di energia rinnovabile, che confonde le idee a chi non è abituato a cercare la verità, nella logica della tecnica e della scienza imparziale, non condizionata da soluzioni commerciali e da scelte politiche sbagliate precedenti, addirittura incentivate dai governi. E’ molto difficile che la comunità scientifica internazionale riconosca questi errori . L’energia protettiva, soprattutto, se ricavata da produzioni biologiche in fabbricati serra verticali, con il recupero integrale, dell’acqua di produzione, del CO2, dei SOx, NOx e del calore, costerà di meno, e sarà ancora più rinnovabile delle rinnovabili. Produrrà tanto di quel compost che consentirà , non solo di concimare i terreni, ma addirittura la fertilizzazione di quelli inariditi. Le acque riciclate tuteleranno le falde acquifere, e quelle scaricate l'alcalinità marina e lacustre. Potremmo ridurre, non lasciare inalterata la quantità di CO2 nell’atmosfera. La classe dirigente ha altre priorità. Non ha tempo di discutere di queste cose. La stessa cosa è successa con altri progetti del sottoscritto, come la depurazione domestica, fognaria, la depurazione globale urbana, i cui argomenti non sono ancora stati ancora messi all’ordine del giorno dai presidenti di turno nazionali, regionali, confindustriali, dai ministri, rettori, consiglieri, e da chiunque ha un minimo di potere in questo Paese.

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