Lo sviluppo industriale può e deve essere compatibile con la garanzia della sicurezza per l’ambiente: è la nuova sfida che le aziende dovranno affrontare nei prossimi anni. Lo sostiene anche Terna, il grande operatore nazionale di reti per la trasmissione dell’energia elettrica.

L’azienda ha infatti adottato 7 “Nuove regole per la sicurezza dell’ambiente” che ha presentato ieri a Roma durante un convegno al quale erano presenti per Terna la presidentessa Catia Bastioli, l’amministratore delegato Matteo Del Fante e il capo divisione Corporate Affairs Giuseppe Lasco.

Presenti anche il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, il presidente di ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) Piero Fassino, il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, Simona Bonafè, membro della Commissione UE Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare e l’amministratore delegato dell’Istituto Piepoli, Nicola Piepoli. Secondo il commento di Matteo del Fante:

Serve uno sforzo corale, un nuovo patto che coinvolga tutti gli attori, affinché sviluppo infrastrutturale e tutela dell’ambiente vengano percepiti non più come antagonisti ma come le due gambe sui cui far camminare la crescita industriale del Paese.

Giuseppe Lasco ha illustrato le sette nuove regole per la sicurezza ambientale:

  1. Ambiente come risorsa dell’azienda – Viene ribaltata la visione secondo la quale ambiente e competitività siano in contrasto.
  2. Saper guardare a lungo termine – È importante investire nella tutela dell’ambiente per aumentare la competitività futura. Atteggiamento che Terna ha messo in atto ad esempio con l’eliminazione di 1.700 vecchi tralicci, che hanno liberato un’area pari a 2.400 campi da calcio; con l’installazione di 800 sostegni “monostelo”, che hanno un ingombro sul terreno 15 volte inferiore rispetto ai tralicci tradizionali; con un investimento di oltre 80 milioni di euro, nella costruzione di linee elettriche eco-sostenibili.
  3. Governance ambientale – Figure e ruoli devono essere organizzati in modo adeguato per la gestione della sicurezza ambientale che dovrebbe coordinarsi con quella sul lavoro.
  4. Formazione del personale – Si tratta di formazione in materia ambientale. Non è obbligatoria per legge, ma è importante per creare una cultura condivisa che permetta anche di rafforzare il senso di responsabilità del singolo su questi temi. Già nel 2014 Terna ha organizzato l’erogazione di 72.000 ore di formazione dedicate alla sicurezza e all’ambiente.
  5. Risk management ambientale – Fondamentale per affrontare le emergenze e prevenire situazioni di rischio ambientale.
  6. Progetto sicurezza integrata dei cantieri – Riguarda un’ulteriore momento di controllo di tutte le fasi del lavoro, affinché la sicurezza dei 230 cantieri attivi di Terna in tutto il Paese, sia garantita. Prevede un investimento di 2,8 miliardi di euro.
  7. Certificazione ambientale dei fornitori qualificati – Ogni azienda fornitrice si deve dotare di un sistema di qualificazione, di tipo integrato, che renda possibile una selezione delle imprese più virtuose e rispettose dell’ambiente, mediante i certificati ambientali.

Il messaggio di Terna è quello che una rivoluzione di questo tipo è soprattutto culturale, ma è possibile e deve coinvolgere tutti, dal cittadino al mondo della politica passando per il mondo accademico, in modo da trasformare l’attuale economia lineare in economia circolare.

19 marzo 2015
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