La Siberia è in questi giorni sotto l’attenzione della comunità scientifica e di tutti gli appassionati di misteri. Nella remota regione russa, infatti, è stato scoperta un’enorme voragine nel terreno le cui origini rimangono al momento del tutto sconosciute, con gli esperti che possono limitarsi esclusivamente a formulare varie ipotesi nell’attesa che la spedizione organizzata dall’Accademia russa delle scienze riesca a fare luce sul fenomeno.

La voragine si trova nella penisola di Yamal, una terra nel nord della Siberia il cui nome nella lingua locale significa “Fine del mondo”, a conferma della difficile accessibilità di queste terre, che sono tra i luoghi più sperduti e isolati dell’intero pianeta.

Il buco ha un diametro stimato di circa 80 o 100 metri, mentre la profondità non è stata ancora misurata, ma potrebbe essere davvero enorme. Sulle cause che hanno portato alla sua apertura si sono susseguite varie opinioni fin dai primi momenti della scoperta, mentre le autorità locali hanno smentito categoricamente che possa trattarsi di un cratere apertosi a causa dell’impatto di un meteorite.

Una spiegazione che appare plausibile arriva da un’esperta del Sub-Arctic Scientific Research Centre, Anna Kurchatova, che ha provato a descrivere il buco come il risultato di una forte esplosione di gas sotterranea. La sua teoria ipotizza che all’origine del fenomeno vi sia stata la fusione del ghiaccio del permafrost dovuta probabilmente ai cambiamenti climatici.

Il rapido scioglimento del ghiaccio dovuto al riscaldamento globale avrebbe liberato le molecole di gas metano intrappolate al suo interno e queste, dopo essersi combinate con il sale residuo di un antico fondale marino e altre sostanze presenti nel sottosuolo, avrebbero causato un’esplosione in grado di creare una grossa voragine.

Ad avvalorare questa tesi ci sarebbe la presenza di un grande giacimento di gas naturale a soli 19 km di distanza dal luogo in cui si è aperto il cratere, ma non tutta la comunità scientifica sembra essere concorde. Secondo Chris Fogwill, scienziato esperto in questioni polari dell’Università del Nuovo Galles del Sud, in Australia, potrebbe invece trattarsi di un “pingo“, o “idrolaccolite”, ovvero un tumulo di ghiaccio coperto di terra tipico dell’Artide e dell’area sub-antartica che si forma in terreni con suolo periglaciale. Fogwill ha sfruttato le poche immagini a disposizione ipotizzando quindi che possa trattarsi di un grosso pingo crollato, anche se non si esclude una qualche interazione con la presenza di gas nella zona.

E mentre le immagini aeree riprese dall’emittente siberiana Zvezda TV stanno facendo il giro del mondo, sul Web e non solo si è scatenata la fantasia degli appassionati di UFO e di misteri, che non hanno tardato a collegare il fenomeno con la caduta di un disco volante di origine extraterrestre, mentre i più arditi hanno azzardato addirittura che possa trattarsi di un punto d’accesso a una qualche base aliena situata nel sottosuolo terrestre.

17 luglio 2014
I vostri commenti
Angelo, sabato 19 luglio 2014 alle12:08 ha scritto: rispondi »

Ma in Siberia non si effettuano estrazioni a rotta di collo di idrocarburi ? ...A Voi l'ardua sentenza !

Angelo, sabato 19 luglio 2014 alle8:59 ha scritto: rispondi »

Presto di queste voragini ne avremo anche noi qui tra la bassa modenese e il mantovano se si continua a .... " speri mentare " ... per verificare il rapporto della commissione ichese ! Già nelle ns. campagne sono spuntati , come funghi ribollenti, soffioni di gaiseriana memoria ! Chissa quali e quante quantitità di prodotti chimici stanno ...rigettando...!

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