E’ legge, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale avvenuta ieri del decreto legge n.2 del 25 gennaio 2012, il bando definitivo ai sacchetti di plastica non ecologici. Si chiude così una lunga battaglia fatta anche di sgambetti tecnici tra l’industria tradizionale della plastica da una parte e le associazioni ambientaliste e pochissime aziende chimiche “verdi” dall’altra.

A partire da ieri è finalmente chiaro come deve essere un sacchetto ecologico: completamente biodegradabile e compostabile secondo la norma europea EN13432. Una norma che impedisce l’uso degli additivi chimici che, invece, sono molto diffusi in Italia.

Con questi additivi i sacchetti normali diventano “oxobiodegradabili” grazie a dei sali metallici che accelerano i processi di degradazione della plastica, portandoli a due o tre anni in base allo spessore del sacchetto. Ma queste buste non sono ancora compatibili con la EN13432 che prevede che la plastica sia biodegradabile in pochi mesi, tramite le normali operazioni di compostaggio.

Insieme al divieto di utilizzare sacchetti non biodegradabili o oxobiodegradabili arrivano anche le multe per i negozianti che non si adeguano. E sono salate:

A decorrere dal 31 luglio 2012, la commercializzazione dei sacchi non conformi al presente comma e’ punita con la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 2.500 euro a 25.000 euro, aumentata fino al quadruplo del massimo se la violazione del divieto riguarda quantita’ ingenti di sacchi per l’asporto oppure un valore della merce superiore al 20 per cento del fatturato del trasgressore

Sposata in pieno, quindi, la linea ambientalista che chiedeva l’abolizione dei vecchi sacchetti. Il vicepresidente di Legambiente Stefano Ciafani, così commenta la notizia:

Finalmente sono sanciti da un decreto legge pubblicato nella Gazzetta Ufficiale di ieri quali sono i criteri di vera biodegradabilità dei sacchetti di plastica. Da ora in poi un sacchetto per essere definito veramente biodegradabile deve garantire la sua compostabilità secondo la norma europea EN13432

Il testo della legge, però, in qualche modo salva la “vecchia” industria della plastica permettendo la commercializzazione di sacchetti non biodegradabili che abbiano lo spessore minimo di 200 micron (per le buste ad uso alimentare) o 100 micron (per i sacchetti non ad uso alimentare). Buste, quindi, di spessore ben superiore ai tradizionali usa e getta: il sacchetto “grosso” è pensato proprio per essere riutilizzato.

In questo modo si dovrebbero salvare anche i circa 20 mila lavoratori attualmente attivi nelle fabbriche che producono i sacchetti non biodegradabili. Difficile, invece, che si plachi la polemica tra Legambiente e FareAmbiente, che aveva sposato in pieno la tesi che con gli additivi i sacchetti erano a norma. Vincenzo Pepe, presidente di FareAmbiente, aveva dichiarato:

Mi stupisce che una grande associazione ambientalista come Legambiente abbia invece preso una posizione assolutamente a favore di prodotti che utilizzano mais come materia prima sottraendo così immense coltivazioni all’alimentazione umana e animale. Legambiente sembra sostenere un ambientalismo a modo suo, ipotizzando tra l’altro oscuri interessi lobbistici. La verità è che non sono solo gli shopper a base di mais a essere biodegradabili, esistono anche appositi additivi certificati che aggiunti alla normale lavorazione degli shopper classici danno gli stessi risultati.

26 gennaio 2012
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