Pochi giorni fa Greenpeace ha festeggiato l’annuncio di Shell di ritirarsi, almeno per ora, dalla corsa al petrolio sotto i ghiacci dell’Artico. Adesso, però, per l’associazione ambientalista arrivano i guai: Shell, infatti, ha annunciato una querela in Olanda nei confronti di Greenpeace con richiesta al giudice di impedire l’accesso agli attivisti alle stazioni di servizio della compagnia petrolifera. In alternativa è stata richiesta una multa pari a un milione di euro.

Tutto nasce dalla protesta di Greenpeace, che si è svolta con numerose micro manifestazioni degli attivisti nelle stazioni di servizio dell’Olanda e di altri paesi del nord Europa. Iniziative di sensibilizzazione, svolte dagli attivisti con cartelli che ricordavano la corsa all’Artico di Shell. Chi si avvicinava alla pompa per far benzina trovava i manifestanti, i cartelli e molto spesso un orso polare di peluche. In alcuni casi c’era pure un attivista con un costume da orso bianco.

La denuncia fa in particolare riferimento alla protesta del 14 settembre in Olanda, che ha visto il blocco per alcune ore di 70 stazioni di rifornimento da parte di Greenpeace. In quell’occasione i manifestanti avevano anche bloccato con dei lucchetti gli erogatori di benzina. Ci furono 15 arresti.

Secondo Shell la libertà di espressione di Greenpeace si ferma quando tocca i diritti economici della compagnia petrolifera. La richiesta, per questo, è che i membri dell’associazione e i loro simpatizzanti stiano ad almeno 500 metri da qualsiasi proprietà di Shell. L’accenno ai simpatizzanti ha fatto infuriare Greenpeace:

Questo significa che si limita non solo il diritto di protestare di Greenpeace, ma anche il vostro. Vedete quell’accenno ai “simpatizzanti”? Se avete firmato la petizione contro Shell, se avete chiesto la protezione dell’Artico, i simpatizzanti siete voi. Ciò significa che il vostro diritto a protestare, la vostra libertà di espressione è in discussione.

Non è prevista alcuna decisione del giudice in meno di un paio di settimane, ma la tensione tra Greenpeace e Shell è sempre più alta. E non è affatto la prima volta che gli ambientalisti si ritrovano con una denuncia penale per bloccare una campagna informativa: vi ricordate dell’azione legale di Enel contro la campagna “Enel Killer del Clima”? In quel caso, però, i giudici italiani diedero ragione a Greenpeace.

, Greenpeace

24 settembre 2012
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