Entro la fine del secolo la popolazione mondiale potrà vivere senza petrolio. Una dichiarazione del genere, se fatta da un’associazione ambientalista o da uno scienzato qualunque, lascerebbe il tempo che trova.

Tutto cambia se a pronunciare queste parole è chi il petrolio lo produce e ci fattura miliardi: la Shell. Uno studio intitolato “2013 Shell Lens Scenarios” dice chiaramente che entro il 2100 la nostra indipendenza sarà pressoché totale, ma già entro il 2070 le nostre necessità petrolifere saranno ridotte allo stretto necessario.

Nello studio la Shell spiega come mai è giunta ad una conclusione che, se si avverasse, metterebbe in ginocchio proprio quelle compagnie petrolifere che come lei oggi comandano il mondo. Il primo fattore determinante è la crescente urbanizzazione che porterà sempre più persone a vivere in città, dotate di mezzi pubblici sempre più efficienti e che dunque avranno sempre meno bisogno di auto per spostarsi.

Altri fattori dipendono dalle normative anti-CO2 sempre più stringenti, in particolare ora che non c’è solo l’Europa a metterle in pratica, ma anche gli Stati Uniti e molti Paesi asiatici tra i quali la Cina.

L’energia però non sarà prodotta tanto dalle rinnovabili quanto dall’idrogeno, secondo lo studio. Le previsioni parlano della riduzione dell’utilizzo del petrolio nei trasporti ad appena il 22% rispetto a quanto non sia oggi già entro il 2060. Un’evoluzione che dovrebbe portare appena un decennio più tardi a fare quasi completamente a meno del petrolio nel settore dei trasporti.

Com’era facile immaginare, non tutti sono d’accordo con queste previsioni. Più precisamente, quelli in disaccordo sono gli altri produttori petroliferi. La prima risposta allo studio è arrivata dalla BP che afferma come sia impossibile che il mercato dell’auto elettrica, ibrida o a idrogeno possa soppiantare le auto a benzina e diesel.

Secondo i dati di BP il totale delle auto elettriche e ibride sarà appena il 4% del totale mondiale entro il 2030, mentre secondo Exxon al 2040 questa percentuale potrà salire non oltre il 5%, comprendendo anche le auto a gas naturale.

Dire ora chi ha ragione è difficile, anche se entrambe le posizioni sembrano piuttosto estreme. Immaginare di non utilizzare più il petrolio nell’arco di mezzo secolo sembra molto improbabile, come sembra altrettanto difficile che fra meno di trent’anni le auto elettriche, ibride e persino quelle a gas possano rappresentare solo il 5% del mercato totale.

Non tutti i Paesi hanno lo stesso ritmo di sviluppo, ma basta guardare le rapide evoluzioni del mercato dell’auto in Cina, Stati Uniti e, per non andare troppo lontano, in Norvegia (che ha il 9% di parco auto elettrico) per capire che le previsioni della Shell hanno buone possibilità di realizzarsi.

18 ottobre 2013
I vostri commenti
birratarelli, lunedì 21 ottobre 2013 alle12:08 ha scritto: rispondi »

Non è forse che recentemente in Malesia in un'impianto di proprietà della Shell la stessa ha scoperto come rendere liquidi tutti i tipi di gas con un procedimento che utilizza delle paraffine e senza usare l'azoto liquido o altri gas sottozero per rendere liquidi i gas ed a energia quasi nulla ?

alsarago58, venerdì 18 ottobre 2013 alle20:22 ha scritto: rispondi »

"L’energia però non sarà prodotta tanto dalle rinnovabili quanto dall’idrogeno, secondo lo studio. " Potreste far scrivere gli articoli da qualcuno che sappia almeno l'ABC dell'energia? L'idrogeno non è una fonte energetica (non ci sono miniere di idrogeno) ma un mezzo per accumularla e trasportarla. Quindi l'idrogeno a cui pensa la Shell, probabilmente, verrà da fonti rinnovabili, perchè trasformare fonti fossili in idrogeno, e poi usare questo nei mezzi di trasporto avrebbe veramente poco senso.

Mario, venerdì 18 ottobre 2013 alle19:43 ha scritto: rispondi »

La fusione fredda arriverà molto prima!

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