Qualcosa lentamente si muove all’interno della cultura cinese, aprendo un piccolo varco verso il rispetto e l’amore per gli animali. Shanghai si candida virtualmente per nuovo luogo di accettazione e amore verso cani e gatti, contro la terribile tradizione dell’alimentazione a base di animali domestici. Da qualche tempo nella piccola zona pedonale di via Wujiang, all’incrocio con via Nanjing, i cittadini di Shanghai si danno appuntamento per mostrare i loro amici domestici.

Spesso l’animale di casa è agghindato e vestito in modo da risultare molto più bello e affascinante degli altri, ma nonostante l’intento vanesio, la deriva positiva verso l’animalismo ha preso a bussare alle porte dei cinesi. Un nuovo interesse spinge la popolazione verso la cultura del rispetto per cani e gatti. Shanghai in particolare vuole prendere le distanze da Pechino e Canton, dove i diritti degli amici di casa sono ancora bistrattati.

Di grande aiuto la campagna di sensibilizzazione composta da una cartellonista sparsa per città come Guangzhou, Shanghai e molte altre. Manifesti appesi in tutte le metropolitane raffiguranti animali di casa, magari rapiti ai loro proprietari, o esemplari del randagismo trasformati in pietanze e cibo della cucina cinese. In aumento anche gli estimatori dell’alimentazione vegetariana, fino a ora prerogativa dei monaci buddisti.

Così sottolinea Zheng Xie, fondatore di Biechi Pengyou (“Non mangiare gli amici”), un gruppo non politico e no-profit che vuole diffondere la cultura vegetariana e il rispetto nei confronti degli animali:

Il nostro gruppo è stato fondato nel 200, e all’epoca era visto come qualcosa di insensato. Oggi, invece, nessuno si stupisce. Fino a qualche anno fa i soli vegetariani che si trovavano in Cina erano i buddhisti, alcuni dei quali si astenevano dalla carne solo un paio di volte al mese. Adesso, specie fra i giovani, il rispetto verso gli animali sta prendendo piede, anche fra chi non è religioso. Il vero problema è il divario che comincia a notarsi fra la consapevolezza di un numero crescente di cittadini e il governo che non ha ancora fatto leggi per la protezione degli animali. È chiaro che in Cina gli animali vengono trattati molto peggio che altrove e che, per quanto aumenti la fascia della popolazione che si oppone ai maltrattamenti, fin quando non ci saranno leggi che proibiscono certi comportamenti, la situazione resterà difficile. Poco alla volta dai regolamenti si potrà passare alle leggi e a una sensibilizzazione maggiore.

Molte star locali hanno prestato il loro volto a sostegno di campagne in difesa degli animali, da Yao Ming giocatore di pallacanestro contro il consumo di pinne di squalo (finning), all’attore Jackie Chan in favore dell’associazione Animal Asia Foundation in difesa degli orsi della bile. Un rinnovato moto di sensibilizzazione e rispetto per gli animali si sta facendo lentamente largo, in attesa che la politica stessa ponga dei freni e delle regole che impediscano il consumo e lo sfruttamento.

10 dicembre 2013
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