Un nuovo studio evidenzia l’impatto del fracking sulle falde acquifere in caso di perdite dai pozzi. Secondo gli autori, un’équipe di ricercatori della Penn State University, la tecnica della fratturazione idraulica impiegata nei giacimenti di shale gas per favorire la risalita in superficie degli idrocarburi potrebbe contaminare l’acqua potabile.

Grazie a una nuova tecnica per l’analisi delle acque i ricercatori hanno individuato diversi contaminanti nell’acqua potabile di tre case vicine ai giacimenti di shale gas, in Pennsylvania. Si tratta di sostanze riconducibili alle soluzioni iniettate nei giacimenti per fratturare le rocce.

I ricercatori hanno individuato un composto chimico noto come 2-BE e una miscela, non meglio identificata, composta da contaminanti organici. In entrambi i casi si tratta di sostanze rinvenute anche nelle acque reflue dei giacimenti della Marcellus shale, una vasta regione con un’intensa attività estrattiva e in cui si fa un ampio utilizzo del fracking. Susan Brantley, docente di geoscienze co-autrice dello studio, sottolinea la rilevanza di questa scoperta:

Questi risultati sono importanti perché ci dimostrano che le sostanze chimiche viaggiano dai giacimenti di gas shale a più di due chilometri di profondità finendo nei pozzi di acqua potabile.

La scienziata spiega che le sostanze chimiche individuate nell’acqua potabile provengono dagli additivi utilizzati nelle miscele destinate alla fratturazione idraulica o impiegate nelle comuni attività estrattive. Queste sostanze sono riuscite a penetrare nelle fratture generate nella roccia, spostandosi insieme al gas naturale.

I dati raccolti dai ricercatori americani sono stati messi a disposizione di tutti per permettere a chiunque di approfondire il legame tra il fracking e l’inquinamento delle falde acquifere.

Il geologo Garth Llewellyn, prima firma dello studio, spiega che occorrono ulteriori ricerche per poter valutare in modo trasparente l’impatto ambientale delle attività estrattive. Solo con dati più affidabili le autorità potranno mettere a punto strategie di contenimento dei rischi per la popolazione che vive vicino ai giacimenti di idrocarburi.

L’acqua potabile contaminata è stata prelevata dai rubinetti delle case nei pressi di un giacimento in cui si erano verificate delle perdite. Le autorità sanitarie avevano già riscontrato alti livelli di gas naturale nell’acqua potabile, ma non avevano individuato la presenza di contaminanti oltre i valori consentiti dalla legge.

I ricercatori sono riusciti a identificare le sostanze impiegando metodi di analisi non convenzionali. Per lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences, è stata utilizzata una tecnica nota come GCxGC-TOFMS, che utilizza sia la gascromatografia che la spettrometria di massa. Grazie a questo metodo è possibile individuare la presenza di più sostanze chimiche, anche con concentrazioni molto basse, determinando cosa provoca la formazione di schiuma nell’acqua.

5 maggio 2015
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