Il commissario europeo all’Energia Ghunter Oettinger, dopo aver aperto la porta dell’Europa al petrolio offshore e allo shale gas, torna a lusingare il fracking, la pericolosa tecnica di fratturazione idraulica delle rocce e delle argille che ha permesso negli ultimi due anni il boom delle estrazioni di metano negli Stati Uniti. Lo fa nel corso di una intervista a RP Online, testata digitale tedesca.

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L’intervista è passata quasi inosservata in Italia, fatto salvo il riferimento di Oettinger al fatto che i tedeschi continueranno a usare energia elettrica prodotta dal nucleare anche 40 anni dopo la chiusura dell’ultima centrale atomica in Germania:

Un ritorno alla fissione nucleare non è più concepibile in Germania. Ma la fusione nucleare sta facendo grandi progressi. Forse un giorno questa tecnologia sarà accettata in Germania. Nel frattempo i tedeschi dovranno accettare il fatto che consumeranno per un lungo tempo energia nucleare, persino quando l’ultima centrale atomica della Germania verrà spenta.

In Europa ci sono ancora 140 centrali nucleari e molti Governi non hanno la minima intenzione di spegnerle. Tra quarant’anni avremo ancora elettricità nucleare nella rete tedesca.

Tutto ciò è abbastanza ovvio, mentre molto meno ovvia e molto più problematica è la posizione di Oettinger nei confronti del fracking:

Tra pochi anni il fracking sarà possibile anche senza l’uso di agenti chimici. E allora ci sarà una svolta per questa tecnologia, di cui gli Stati Uniti stanno già godendo i benefici: loro fanno fracking in modo intensivo. Con il risultato che in USA il gas metano costa quattro volte meno che in Germania.

Sia lode al fracking, quindi? Non necessariamente considerato che il fatto che a breve si potrà fare fratturazione idraulica dello shale gas senza agenti chimici è un mantra che sentiamo ripetere da parecchio, ma che risulta assai poco credibile: il fracking è nato nel 1947 e già allora si faceva pompando sostanze chimiche nel sottosuolo, se dopo 65 anni ancora si fa così un motivo ci sarà.

>>Scopri le posizioni dell’Italia in merito all’estrazione di shale gas con il fracking

La questione, oltre la Germania, interessa molto anche in Francia dove il ministro dell’Ambiente e dell’Energia Delphine Batho si è dichiarata contraria alle estrazioni di gas di scisto con la fratturazione idraulica con argomenti molto simili (seppur usati in senso opposto e contrario) a quelli di Oettinger:

L’hydraulic fracturing è l’unica tecnica per cercare e produrre shale gas. Oggi non c’è altro modo, ma se ci fosse ne discuteremmo democraticamente. Il fracking provoca problemi geologici mentre le sostanze chimiche utilizzate nel processo di fratturazione possono diffondersi nelle falde acquifere. Per quanto si sa oggi questa tecnica è rischiosa per l’ambiente e la salute e questo è il motivo per il quale la Francia l’ha vietata.

Il ragionamento della Batho, che ha portato ad un vero e proprio scontro nel Governo francese sullo shale gas, apre le porte ad un’altra riflessione: anche se fosse possibile rompere il sottosuolo senza iniettarvi acidi e altre sostanze tossiche e pericolose, resta il fatto che modificare l’equilibrio geologico a 2-4000 metri di profondità non è una pratica del tutto sicura.

Terremoti a parte, ci sono le fughe di gas che già abbondano nei giacimenti non fratturati arrivando a punte del 9% del metano estratto. Con numeri del genere si fa fatica a non credere ai video che girano in rete sui rubinetti che diventano lanciafiamme. La contaminazione delle falde acquifere, dove si insinua il gas liberato fratturando il terreno, è sempre meno un mito.

4 gennaio 2013
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