Lo Stato della California inizia a chiedere più trasparenza all’industria del petrolio e del gas, da tempo impegnata nello sfruttamento delle formazioni “shale“. Cioè gli scisti, pietre e argille impregnate di olio e metano che vengono estratti con il fracking idraulico e pompando sostanze chimiche nel sottosuolo.

Proprio le sostanze chimiche iniettate ad alta pressione sono l’oggetto di una recente proposta di legge statale, attualmente in discussione: una “Pre-Rulemaking Discussion Draft”, una bozza sullo “Sviluppo, regolamentazione e conservazione delle risorse di petrolio e gas”.

Chiariamo subito che non c’è nulla di miracoloso in questa proposta: il segreto industriale sulle tecniche usate dai petrolieri, n vigore anche in Italia, resta tutelato. Tranne in casi particolari e specifici. In linea di massima la proposta prevede che l’operatore del pozzo comunichi, al termine delle operazioni di fracking, il fatto di aver usato tale tecnica in quello specifico pozzo.

>>Leggi le disposizioni in materia di fracking in vigore in Italia

Tra gli obblighi che lo Stato della California vorrebbe imporre c’è anche quello di comunicare l’avvenuto fracking al sito FracFocus.org, che si autodefinisce così:

FracFocus è il registro nazionale delle sostanze chimiche utilizzate nell’hydraulic fracturing. FracFocus è gestito dal Ground Water Protection Council e dalla Interstate Oil and Gas Compact Commission, due organizzazioni che hanno la missione di conservare e proteggere l’ambiente.

Questo sito è stato creato per fornire al pubblico informazioni sulle sostanze chimiche usate nell’hydraulic fracturing nella sua zona. Per aiutare gli utenti a usare queste informazioni il sito offre anche informazioni obiettive sull’hydraulic fracturing, le sostanze chimiche usate, lo scopo per cui vengono usate e i modi in cui vengono protette le falde acquifere.

C’è di sicuro molto “greenwashing” in FracFocus: il suo scopo è tanto informare quanto tranquillizzare il cittadino. Ma è anche vero che le poche informazioni che si possono ottenere consultando la mappa dei 15 mila pozzi censiti da questo sito web sono meglio di quelle che il nostro Ministero dello Sviluppo economico (non) mette a disposizione riguardo ai 7.137 pozzi trivellati in Italia dal 1895 ad oggi.

Se verrà approvata la nuova proposta californiana le imprese che fanno fracking sul suolo del “Golden State” potranno continuare a mantenere il segreto industriale su alcune componenti chimiche dei loro fanghi di trivellazione. Con una eccezione, e non da poco.

In caso di incidente (perdita di fluido nel pozzo, fuoriuscita di fluido o contaminazione della falda acquifera), se ci dovessero essere conseguenze per salute dei cittadini, un medico che avesse in cura uno di questi cittadini “offesi” potrebbe chiedere la lista completa delle sostanze pompate col fracking. E le aziende dovrebbero fornirgliela.

>>Scopri i problemi alle riserve idriche in Cina causati dallo shale gas

Questo per curare correttamente il paziente, prendendo le opportune contromisure in caso di intossicazione. Tutto ciò, però, con limiti assai stringenti:

Se il medico ritiene che ci sia una emergenza clinica e che conoscere la precisa entità e quantità di ogni agente chimico protetto da segreto industriale sia necessario per il trattamento medico di emergenza, allora il titolare delle informazioni protette da segreto industriale dovrà subito comunicare tali informazioni al medico, dopo un accordo verbale con il medico che assicura che verranno utilizzate solo per scopi clinici e che manterrà tali informazioni segrete.

Il titolare delle informazioni protette da segreto industriale potrà chiedere, il medico dovrà accettare la richiesta, una dichiarazione scritta sulla necessità e la confidenzialità delle informazioni redatta prima possibile, in base alle circostanze.

Fermiamoci un attimo e pensiamo alle conseguenze che tale accordo scritto o verbale potrebbe avere: in caso di contaminazione e successiva intossicazione di un paziente non ci sarebbe modo di usare quelle informazioni in un eventuale processo per danni a carico dell’azienda che ha fatto fracking. In un Paese come gli Stati Uniti, dove la sanità è privata e si basa sulle assicurazioni, questo piccolo dettaglio non è affatto da sottovalutare.

7 gennaio 2013
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I vostri commenti
Angelo, martedì 8 gennaio 2013 alle15:22 ha scritto: rispondi »

Beh...ragassi...! Ma cosa fanno ?!!?  Invece di conoscere e prevenire aspettano che qualche medico comunichi la contaminazione avvenuta di esseri umani ?  Ma qui siamo a livello...dr. Mendeleeeee ! E poi cosa ne sarà della faglia di St.Andrea con questa immissione a 250 bars di agenti chimici ignoti e dopo aver fatto esplodere cartucce al berillio ? Ma quanto successo il 20 e 29 maggio 2012 in Emilia non ha insegnato niente ? Ma siamo tutti pazzi ! piu' di 7000 pozzi in Italia  ?  Pazzesco ?  Adesso mi spiego perchè l' INGV segnala continui terremoti in tutto il territorio della penisola e non solo a Mirandola-Medolla-Cavezzo-Finale E.-S.Felice-Novi-Moglia ! Altro che è l'Africa che spinge contro l'Italia !  Neanche più i bambini credono a questa frottola !  Ragazzi diamoci da fare, insorgiamo contro queste lobbies che la fanno da padroni , istituzioni conniventi !  Altrimenti i ns. nipoti dovranno veramente andare su altri pianeti se vorranno...vivere !

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