Eventi atmosferici estremi che causano ingenti danni, concentrazioni alle stelle di smog e rischi per la salute, legati in particolar modo alle ondate di calore. Sono queste secondo il dossier di Legambiente “Le città italiane alla sfida del clima”, presentato ieri a Roma, le sfide che il nostro Paese sarà costretto ad affrontare in un prossimo futuro, nolente o volente.

Dal 2010 ad oggi sono stati 101 i Comuni nei quali eventi atmosferici fuori dalla norma hanno creato emergenza. Tra allagamenti, frane, esondazioni, con danni alle infrastrutture o al patrimonio storico, si contano ben 204 fenomeni. Disastri che hanno provocato un consistente numero di feriti e di morti: i dati del CNR parlano di 140 vittime dal 2010 al 2015 solo a causa delle inondazioni. Gli sfollati per lo stesso motivo e nello stesso periodo sarebbero invece stati 32 mila. Se cominciamo a contare dal 1950 il numero delle vittime tra frane e alluvioni, sale a 5.459.

Le conseguenze si sono fatte sentire a vario livello, anche dal punto di vista dei servizi: sempre dal 2010 sono stati 91 i giorni in cui metropolitane e treni urbani nelle principali città italiane sono rimasti bloccati, 43 i giorni di blackout elettrici dovuti al maltempo.

Le spese che l’Italia ha dovuto affrontare nel corso del tempo ci mettono tra i Paesi europei che più hanno pagato per questi eventi estremi. Tra il 1944 e il 2012 sono stati 61,5 i miliardi di euro impiegati per rialzarci dopo gli innumerevoli disastri che hanno colpito il nostro territorio.

Secondo i dati di #Italiasicura, la struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, creata dal Governo nel 2014, sono stati 3,5 i miliardi di euro impegnati per questi fini dal 1945 ad oggi. D’altronde sono l’81,2% i Comuni situati in aree a rischio di dissesto idrogeologico e quasi 6 milioni sono le persone che vivono in zone a forte rischio.

Non meno pericolosi sarebbero gli effetti sulla salute creati dalle ondate di calore che negli ultimi anni si sono susseguite di anno in anno. Il Dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario nazionale della Regione Lazio ha effettuato degli studi nell’ambito del “Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute”. I risultati raccolti rivelano che durante l’estate 2015, in cui sono state raggiunte temperature fino a 4 °C superiori alle medie di riferimento, il disagio della popolazione ha subito un picco. Gli incrementi della mortalità tra gli over 65, in particolare nel mese di luglio, sono salita da un +15% a un +55%.

A confermare questa tendenza ci sono alcuni studi statunitensi che stimano un aumento dei ricoveri ospedalieri del 3%, per chi ha più di 65 anni, circa 8 giorni dopo che si è verificato un incremento anomalo delle temperature. Condizioni queste che si aggravano ovviamente, all’interno delle aree urbane, dove l’estesa superficie di asfalto e cemento crea delle isole di calore che possono aumentare le temperature, rispetto alle aree non urbane, anche di 5 °C a parità di condizioni climatiche. Come spiega Rossella Muroni, presidente di Legambiente:

Serve un cambio di passo nelle politiche, con piani di intervento e risorse per l’adattamento al clima, come ci chiede anche l’Unione Europea, ma urge anche un cambio radicale delle scelte urbanistiche da parte dei Comuni, per mettere in sicurezza le aree più a rischio attraverso interventi innovativi, fermando il consumo di suolo e riqualificando gli spazi urbani, le aree verdi e gli edifici per aumentare la resilienza nei confronti di piogge e ondate di calore. Senza dimenticare che, come sta avvenendo in questi giorni, la mancanza di piogge legata ai mutamenti climatici incide sulle concentrazioni di inquinanti e smog nelle nostre città.

Secondo Legambiente devono essere elaborati dei Piani Clima delle città, che consentano di individuare le zone a maggior rischio nelle quali puntare ad un approccio nuovo che riesca a gestire il flusso delle acque pensando anche alle dinamiche termiche del clima degli ultimi anni e puntando ad un tipo di progettazione urbana che si modula sull’ambiente circostante e non viceversa. Serve il coordinamento con tutte le forze che gestiscono le emergenze, in particolare con la Protezione Civile, per rendere più organici e mirati gli interventi dei Comuni: regia dei quali dovrebbe essere il Ministero dell’Ambiente.

Serve ancora un attento e accurato monitoraggio che quantifichi e specifichi le relazioni tra cambiamenti climatici ed effetti sulla salute. A tal scopo sono necessari studi epidemiologici che vengano utilizzati per comprendere quali sono le linee da seguire nelle fasi di adattamento e mitigazione necessarie per il nostro Paese. Anche il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, durante la presentazione del dossier, ha ribadito come sia urgente l’adattamento a condizioni climatiche che stanno cambiando, anche per motivi sociali ed economici:

Le città italiane fanno ormai i conti con condizioni atmosferiche inedite e violente, che ci portano in pochi giorni dalle frane per i nubifragi alla secca dei fiumi e alle cappe di smog: per questo c’è bisogno di adattare i nostri centri urbani con sempre maggiore rapidità a una situazione climatica in continua evoluzione, che modifica anche il contesto sociale e le prospettive economiche.

10 febbraio 2016
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