Saranno forse felici di saperlo gli studenti universitari, in questi giorni presi con la sessione d’esame invernale: stando a due ricerche condotte negli Stati Uniti e nella Corea del Sud, fare sesso è il rimedio naturale migliore per diventare più intelligenti. A quanto pare, il coito favorirebbe la neurogenesi – ovvero la formazione di nuove cellule nervose – nell’ippocampo, la parte del cervello predisposta alla memoria a lungo termine e alla navigazione spaziale.

Gli studi sono stati svolti analizzando la vita sessuale di topi, incentivando o limitando l’abilità di trovare un esemplare del sesso opposto con cui copulare. Il primo set di esperimenti è stato condotto dall’Università del Maryland e ha dimostrato come i ratti di mezza età, se spinti al continuo accoppiamento, dimostrino un incremento notevole delle loro capacità cognitive. Simili risultati anche per l’Università Konkuk di Seoul, dove si è dimostrato come il sesso aiuti i topi a sviluppare maggiori capacità intellettive per superare compiti ad alto stress. In altre parole, questi animali si caratterizzerebbero per una memoria più spiccata del normale, che permetterebbe loro di svolgere più rapidamente esercizi d’abilità altrimenti molto dispendiosi in termini di tempo e risorse.

Non è però tutto, perché se è vero che far sesso possa in qualche modo incrementare memoria e intelligenza, così non è per l’abuso. L’Università del Texas e quella della California da tempo bisticciano sulla possibilità che il consumo di pornografia possa danneggiare le capacità cognitive di un soggetto: per la prima vi sarebbero degli effetti simili alla tossicodipendenza, per la seconda tali assunti sarebbero guidati più da posizioni morali che da reali evidenze neuroscientifiche. Uno studio dell’Università di Duisburg-Essen pubblicato sul Journal of Sex Research, tuttavia, effettivamente dimostrerebbe come l’esposizione al porno riduca le performance di memoria del soggetto, non tanto per danneggiamenti al tessuto cellulare, quanto perché la visione di immagini sessualmente stimolanti e in rapida sequenza indurrebbe i soggetti alla distrazione e alla scarsa capacità di giudizio. Detto questo, pare comunque che un collegamento fra intelligenza e sessualità sia comunque esistente in natura: una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Neuropsychologia ha svelato come il livello di testosterone rilevato nella saliva di ragazzini pre-puberali con QI superiore a 130 sia decisamente maggiore rispetto a soggetti dall’intelletto meno abile.

Non esultino però i “cervelloni”, così come simpaticamente ci si permette di chiamarli, perché non è ancora arrivato il momento della loro rivincita dopo anni passati sui libri anziché nella sperimentazione erotica dell’adolescenza. Se far sesso aumenta l’intelligenza, non è vero il contrario: essere intelligenti non aumenta le chance di accoppiamento. Un’indagine voluta nel 2012 dall’Università della Pennsylvania, infatti, dimostra come al crescere dell’intelligenza si dilunghi anche il lasso temporale tra il raggiungimento della pubertà e la perdita della verginità. E, a quanto sembra, più il QI è alto minori sono gli incontri sessuali. Se si sommano tutte le evidenze sbandierate da questi studi, ci si trova quindi di fronte a un poco simpatico rovescio della medaglia: far sesso rende più intelligenti, ma essere intelligenti riduce le possibilità di far sesso. Insomma, almeno in fatto di eros, niente botte piena e moglie ubriaca.

15 gennaio 2014
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