Cani sotto sequestro in Messico, con scene da film poliziesco e riscatti record. Quel che Hollywood non è ancora riuscita a partorire, trova una tristissima applicazione nella realtà: sono oltre 26.000 i cani sottratti alle famiglie, di molti non se ne ha nemmeno più traccia.

È La Stampa a riportare la vicenda, con delle dinamiche davvero scioccanti. I proprietari di cani vengono avvicinati nei parchi pubblici da uomini incappucciati e armati di pistola, i quali costringono alla cessione dell’amico a quattro zampe. Dopo qualche giorno, i proprietari ricevono una telefonata con cui si chiede il riscatto dell’animale, pena l’uccisione dello stesso. Ma non è tutto: si tratta di un’organizzazione criminale particolarmente rigorosa, perché spesso i cani vengono sottratti all’interno delle abitazioni: la famiglia viene spiata per giorni, al primo momento utile si effettua il furto e, infine, si chiede il pagamento di una cifra a seconda del reddito che si è riusciti a ipotizzare dalla perlustrazione degli appartamenti. E, in genere, le cifre sono di 7 volte superiori al valore commerciale del cane.

Una pratica particolarmente diffusa a Guadalajara, tanto da allertare associazioni e polizia. Mariam Luzcan, un’attivista per la difesa degli animali, ha subito il furto del suo Dachsund ben quattro volte, spendendo più di 600 euro pur di poterlo riabbracciare. Così descrive uno degli episodi:

C’era una coppia di amanti dietro a dei cespugli, io stavo camminando col mio cane e non mi è proprio venuto in mente che potessero essere dei ladri. Improvvisamente si sono piazzati davanti a me e mi minacciavano con una pistola. Giorni dopo sono stata chiamata dalla stessa gang che operava alla stazione Tacubaya.

Al quarto furto, la donna ha deciso di passare all’attacco. Dotata di un furgoncino rosso e di una pagina Facebook frequentatissima, l’attivista raccoglie tutti i cani dispersi per le città e li ospita nella sua abitazione, finché tramite social network non riesce a individuarne il legittimo proprietario. Un metodo che si è reso necessario per l’impossibilità di intervenire da parte della polizia, dispiegata quasi 24 ore su 24 per il blocco del traffico di droga, mentre i veterinari invitano alla diffusione del microchip e di servizi di geolocalizzazione GPS, affinché gli animali possano essere identificati in qualsiasi momento.

1 ottobre 2013
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I vostri commenti
Gioy, martedì 1 ottobre 2013 alle21:08 ha scritto: rispondi »

ma dove siamo arrivati,ci mancava il sequestro dei nostri piccoli ed indifesi amici a quattro zampe!

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