Si può uscire dal carbone senza puntare su nuove infrastrutture fossili. Ad affermarlo è il WWF, forte dello studio appena realizzato dalla REF-E (Istituto di ricerche di economia e regolazione dell’energia con sede a Milano) in merito alla possibilità di centrare il molteplice obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2, di cessare l’utilizzo della fonte fossile e di aderire a quanto previsto dall’Accordo di Parigi.

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Secondo quanto affermato dal WWF lo stop al carbone entro il 2025 senza per questo ricorrere a ulteriori infrastrutture fossili sarebbe possibile, seppure a determinate condizioni. Partendo dai presupposti delineati nella bozza della nuova SEN (Strategia Energetica Nazionale) l’associazione ha chiesto alla REF-E di “di verificare le condizioni che permettano il phase‐out della generazione nazionale a carbone al 2025, riducendo i nuovi investimenti in infrastrutture di combustibili fossili”:

I risultati dello studio hanno evidenziato la fattibilità del phase out al 2025 senza incrementare la capacità a gas e considerando lo sviluppo di accumuli, la partecipazione attiva della domanda ai mercati ed il potenziamento dell’infrastruttura di rete.

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Al fine di giungere entro il 2025 all’uscita dal carbone il WWF ha sottolineato l’importanza ricoperta dall’Emission Performance Standard, limite di emissione che le centrali dovrebbero rispettare per continuare la propria attività produttiva, che lo stesso Parlamento UE ha indicato in 450gCO2/kWh. Alternativa a tale disposizione potrebbe essere il “carbon floor Price”, adottato da altri Paesi in procinto di rinunciare al carbone, ovvero l’introduzione di un “costo minimo per gli operatori da associare alle emissioni di CO2″. Sintetizzando infine quanto contenuto nello studio condotto dalla REF-E, il WWF ha stilato una mini lista di 5 punti essenziali:

  1. Impatto sui prezzi finali dell’energia elettrica – Risulterebbe limitato al 2025 secondo l’associazione, che sottolinea poi che durante gli anni seguenti “l’effetto combinato delle previsioni di prezzo dei permessi di emissione ai sensi della direttiva sull’Emission Trading e la maggiore penetrazione delle fonti rinnovabili annulleranno il differenziale sul costo di generazione termoelettrico tra gli scenari”.
  2. Approvvigionamenti fossili – Considerando uno stop al carbone al 2025 si assisterebbe secondo il WWF a una “riduzione del costo complessivo degli approvvigionamenti fossili e di copertura dei diritti di emissione per circa 0,6 miliardi di euro per anno al 2025 e 1 miliardo di euro l’anno al 2030″. Risulterebbero ridotti i costi di sviluppo di capacità a gas per circa 2 miliardi di euro, comprensivi di 3,000 MW di ciclo combinato e infrastruttura gas in Sardegna.
  3. Emissioni di CO2 – In caso di uscita dal carbone al 2025 le emissioni climalteranti sono state stimate da REF-E a 20 MtCO2 all’anno per il 2025, mentre per il 2030 si parla di 17 MtCO2. Un risparmio complessivo di CO2 nel periodo 2025-2030 pari a circa 100 MtCO2. Assumendo un costo medio, in tale arco temporale, di 25 euro per tCO2, i benefici economici sarebbero stimabili in 2,5 miliardo di euro.
  4. Sistema elettrico – Non vi sarebbero particolari problemi in termini di adeguatezza del sistema elettrico secondo lo scenario tracciato dal WWF, con il fabbisogno che potrebbe essere garantito con “standard accettabili” includendo lo sviluppo di 1000 MW di accumuli e la partecipazione attiva della domanda alla fornitura di servizi di flessibilità al sistema e “assumendo oltre al potenziamento della rete di trasmissione come previsto dal Piano di Sviluppo di Terna al 2025 il raddoppio del cavo Sardegna-Italia”. Diverso il discorso a livello locale, con la sicurezza del sistema che andrà gestita in quel caso attraverso studi che identifichino le diverse opzioni.
  5. Fabbisogno energetico Sardegna – Da incrementare in questo caso il ricorso alle fonti rinnovabili, attraverso “il potenziamento dei collegamenti con il continente per ulteriori 1000 MW e l’installazione di almeno 250 MW degli accumuli previsti a livello nazionale (1 GW)”. Nessuna necessità di ricorrere, secondo lo scenario delineato dal WWF, a centrali a gas naturale e allo sviluppo della relativa infrastruttura.

23 ottobre 2017
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